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Le autorità turche hanno deciso di annullare il passaporto dell'imam Fetullah Gülen, capo della confraternita islamica Hizmet, l'ex-alleato oggi arci-nemico del presidente islamico Reçep Tayyip Erdogan. Lo riferisce l'agenzia semi-ufficiale Anadolu.

Gülen, che risiede da anni in Pennsylvania negli Usa, è stato accusato da Erdogan di essere dietro le inchieste dei giudici anti-corruzione della "Tangentopoli del Bosforo" esplosa nel dicembre 2013 che ha fatto tremare il governo coinvolgendo numerose personalità vicine al partito islamico Akp di Erdogan.

Il presidente turco ha denunciato un "complotto" orchestrato da Gülen, che ha accusato di avere costituito uno "Stato parallelo" in seno alle istituzioni del paese.

Migliaia di funzionari e dirigenti della polizia e di magistrati, fra cui tutti i titolari delle inchieste anti-corruzione, sono stati dimessi. I nuovi magistrati hanno archiviato le indagini e prosciolto tutti gli accusati.

La Turchia ha chiesto agli Usa l'estradizione di Gülen. In recenti dichiarazioni citate da "Hürriyet" online, Erdogan ha indicato che un'"espulsione" dagli Usa "sarebbe apprezzata" dal suo "partner strategico" nella Nato, la Turchia.

L'imam ha contribuito alla conquista del potere in Turchia nel 2002 da parte del partito islamico Akp di Erdogan. Ha però denunciato più volte negli ultimi mesi la deriva autoritaria di Ankara.

Secondo Anadolu le autorità hanno giustificato l'annullamento del passaporto turco di Gülen sostenendo che il documento sarebbe stato richiesto a suo tempo con una "dichiarazione falsa".

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SDA-ATS