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È un governo di fedelissimi del presidente, guidato dal delfino designato del 'sultano' Recep Tayyip Erdogan, il 'professorè Ahmet Davutoglu, quello che da oggi dirigerà la nuova Turchia promessa durante l'insediamento a Palazzo Cankaya, il Quirinale turco, dal nuovo capo dello Stato.

L'ossatura del primo governo Davutoglu è quella dell'ultimo esecutivo Erdogan, con qualche innesto per garantire l' allineamento sulle posizioni del presidente, che ha già fatto sapere di volere conservare la guida del paese nelle sue nuove funzioni.

Il governo Davutoglu rimane molto 'macho', 25 uomini e una sola donna, Aysenir Islam alla Famiglia. Due nuovi vicepremier vicini al capo dello stato affiancano Davutoglu, Yalcin Akdogan, fino a ieri consigliere capo di Erdogan, e Numan Kurtuklmus, vicepresidente del partito islamico Akp durante la gestione del neo-capo dello stato.

Il portafoglio degli esteri, lasciato da Davutoglu, va al ministro uscente degli Affari Europei Mevlut Cavusoglu, 46 anni, considerato un sostenitore della laboriosa candidatura turca all'Ue. Un segnale, secondo diversi analisti, che Erdogan non intende rinunciare all'avvicinamento all'Europa.

Lo conferma anche la nomina agli Affari Europei di Volkan Bozir, 64 anni, un ex-diplomatico di carriera ex segretario generale al ministero degli esteri. Bozkir ha subito dichiarato che l'adesione all'Ue rimane "un obiettivo strategico" per la Turchia. Cavusoglu, 64 anni, ex-presidente dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa, è stato preferito in fin dei conti al capo dei servizi segreti del Mit Hakan Fidan, pure lui un fedelissimo del capo dello Stato.

In ultima istanza è stato probabilmente considerato più utile nel suo attuale incarico per la tenuta del 'sistemà Erdogan. Rimane al suo posto anche e il ministro dell'economia Ali Babacan, che secondo la stampa turca avrebbe voluto lasciare. Davutoglu lo ha convinto a restare. Babacan è stimato dagli investitori e mercati esteri, oggi più che mai indispensabili alla tenuta dell'economia turca.

Davutoglu ha invece lasciato fuori dal governo due 'pesi massimì di quello precedente, i vicepremier Besir Atataly e Emrullah Isler, sospettati di essere vicini al predecessore di Erdogan a Palazzo Cankaya, Abdullah Gul, che potrebbe cercare nel 2015 di strappare a Davutoglu la guida del partito.

Il momento della verità per il 'professorè (è stato docente di scienze politiche), designato da Erdogan anche come nuovo capo del Akp tagliando fuori Gul, arriverà con le politiche del giugno 2015 (ma potrebbero essere anticipate).

Saranno le prime elezioni per l'Akp senza la guida e l'effetto trascinante di Erdogan, che nonostante gli scandali, le accuse di corruzione e di autoritarismo, rimane il politico più popolare del paese. E saranno a rischio per Davutoglu. Se l'Akp non farà un buon risultato - sotto il 50% e la maggioranza assoluta ottenuti da Erdogan - Gul potrebbe prendere in mano il partito, creando scintille con il presidente.

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SDA-ATS