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È 'caccia' ai giornalisti nel dopo Gezi Park in Turchia, dove almeno 59 cronisti hanno perso il lavoro per avere coperto le manifestazioni contro il premier Recep Tayyip Erdogan. Continuano intanto gli arresti: altri 28 manifestanti sono finiti in manette a Antiochia, al confine con la Siria.

Almeno 22 cronisti sono stati licenziati e altri 37 costretti alle dimissioni nel quadro delle "politiche di censura seguite da diversi media sulla protesta di Gezi Park" ha affermato il presidente del Sindacato dei giornalisti turchi (Tgs) Gokhan Dumus. "I nostri colleghi hanno lavorato duramente per garantire il diritto all'informazione del pubblico: lo hanno pagato con il loro posto di lavoro. Alcuni sono stati censurati, altri hanno visto i loro programmi tv chiusi". "Alcuni cronisti, ha aggiunto, sono stati licenziati per dei tweet, uno per avere scritto 'Ciao' a un manifestante".

Le proteste antigovernative sono state ignorate dalle grandi tv turche su pressione del governo, secondo i dimostranti, soprattutto nella fase iniziale. La principale tv di informazione ha trasmesso un documentario sui pinguini durante i primi gravi scontri di Gezi Park. Da allora il pinguino è il simbolo della rivolta dei giovani turchi.

Secondo il Comitato internazionale per la protezione dei giornalisti (Cpj) il governo Erdogan "è impegnato in un'ampia offensiva per ridurre al silenzio i giornalisti critici attraverso detenzione, procedure legali e intimidazione ufficiale" in "una delle più vaste campagne di repressione della libertà della stampa nella storia recente".

La Turchia, rileva il Cpj, è il paese del mondo con il più alto numero di giornalisti in carcere. Decine di persone arrestate per le proteste sono tuttora in carcere. Secondo un rapporto della Fondazione Vakfi, almeno 111 giornalisti e fotografi sono stati feriti, arrestati o vittime di violenze durante le proteste antigovernative degli ultimi due mesi in Turchia.

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SDA-ATS