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Turchia-Usa: massacri armeni; è ormai crisi aperta

ANKARA - E' ormai crisi diplomatica dichiarata fra Turchia e Usa, e Ankara non fa nulla per nascondere la propria profonda irritazione all'indomani dell'approvazione, da parte della Commissione Esteri del Congresso americano, di una risoluzione in cui si definiscono un "genocidio" i massacri di armeni avvenuti ai tempi dell'impero ottomano.
Genocidio che Ankara ha sempre negato sostenendo che, al massimo, i morti armeni in quel periodo sono stati tra i 300.000 e i 500.000 e, comunque, causati non da uno sterminio premeditato ma da una guerra civile che ha fatto migliaia di vittime anche fra i turchi. E ora la diplomazia turca si aspetta che l'amministrazione Usa "si impegni di più " per far sì che la mozione, se e quando arriverà al Congresso per l'esame in assemblea plenaria, venga respinta.
Subito a ridosso della votazione, il premier turco Tayyip Erdogan ha espresso preoccupazione per le conseguenze del voto e ha sottolineato che la presa di posizione dell'organismo parlamentare Usa "rischia di danneggiare le relazioni turco-americane oltre che il processo di normalizzazione tra Turchia e Armenia" (al quale partecipa anche la Svizzera in veste di mediatrice, ndr.). Ierevan, invece, per bocca del suo ministro degli Esteri Edward Nalbadian, ha dato il proprio plauso alla decisione della Commissione, sostenendo che essa è "un progresso nella lotta per i diritti dell'uomo".
A freddo, stamani, il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu, dopo aver confermato che il neo ambasciatore a Washington Namik Tan (che aveva presentato le credenziali il 25 febbraio) è stato richiamato per consultazioni, ha dichiarato che nonostante il risultato del voto negativo per Ankara, la Turchia continuerà nel processo di normalizzazione dei rapporti avviato con Ierevan lo scorso ottobre a Zurigo, anche se la risoluzione del Congresso creerà di certo problemi.

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