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Tusk alla guida del Ppe, 'lotta a populisti e autocrati'

Tusk oggi sul palco di Zagabria. KEYSTONE/EPA/ANTONIO BAT sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 20 novembre 2019 - 21:02
(Keystone-ATS)

Lotta ai "populisti" e agli "autocrati". È questo il primo messaggio politico che il neo presidente del Partito popolare europeo Donald Tusk, incoronato stasera a Zagabria, ha voluto dare ai delegati del centrodestra europeo riuniti nella capitale croata.

Un'elezione scontata per il polacco, essendo l'unico a presentarsi alla presidenza del Ppe, che succede così al francese Joseph Daul. Tusk ha ottenuto 491 sì, su un totale di 540 votanti, dunque il 93% dei voti. I contrari sono stati 37, 12 i voti in bianco.

Primo uomo politico dell'est europeo a guidare il Ppe, Tusk ha dettato la futura linea politica del partito, che sebbene alle ultime elezioni europee abbia mantenuto il primato come prima forza al parlamento europeo, ha però dovuto subire una erosione (insieme ai socialdemocratici) rispetto alle altre forze: Liberali, Verdi e alla destra sovranista di Salvini e Marine Le Pen.

"In nessuna circostanza possiamo dare" la gestione "della sicurezza e dell'ordine ai populisti politici, ai manipolatori e agli autocrati, che portano le persone a credere che la libertà non possa conciliarsi con la sicurezza", ha aggiunto Tusk dicendosi "profondamente convinto che solo coloro che vogliono e sono in grado di dare alle persone un senso di sicurezza e protezione, preservando le loro libertà e diritti, abbiano il mandato di candidarsi per il potere".

Un messaggio condiviso anche da Manfred Weber, leader del Gruppo dei Popolari al Parlamento europeo, che ha ricordato l'importanza dei valori del centrodestra europeo" e di una "linea rossa sui populisti e gli estremisti". Non si è distaccata da questo ritornello la cancelliera Angela Merkel che ha ringraziato Joseph Daul per essersi saputo opporre alla "pressione dei populisti". Merkel ha poi evocato una prospettiva europeista per i Balcani occidentali e ha preso le distanza dal presidente francese sull'Alleanza Atlantica che l'aveva definita in stato di morte cerebrale: "Non contro la Nato, ma con la Nato, vogliamo questo", ha detto.

Tra gli ospiti di punta al Congresso la presidente eletta Ursula von der Leyen che la prossima settimana dovrà affrontare l'ultimo scoglio del voto a Strasburgo per potersi insediare il prossimo primo dicembre a Palazzo Berlaymont. "Se tutto va bene il Parlamento europeo approverà la commissione la prossima settimana, così si potrà cominciare a lavorare, lo so siete impazienti", ha detto, difendendo poi la sua scelta del portafoglio sullo stile di vita europea affidato al futuro commissario greco Margaritis Schinas.

Domani sul palco salirà Silvio Berlusconi che già oggi ha anticipato alcuni temi del suo discorso, dalle quote sui migranti fino alla ipotesi di "forze armate di tutti i Paesi europei" che diventino una "potenza militare mondiale e poter anche così avere un deterrente forte nei confronti di possibili e forse probabili immigrazioni di massa da parte per esempio della vicina Africa". Domani saranno eletti anche i dieci vicepresidenti fra i dodici in lizza. Spicca a Zagabria un grande assente: il premier ungherese Viktor Orban, non invitato, visto che il suo partito Fidesz è stato sospeso dal Ppe.

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