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BERNA - Quando si pensa a una collaborazione fra Steven Spielberg e Tom Hanks per la realizzazione di un film di guerra la mente va a "Salvate il soldato Ryan". Da quella esperienza, nata da una passione comune per la storia sono poi derivate due serie tv: "Band of Brothers", che nel 2001 ha raccontato in tv il fronte europeo della Seconda Guerra Mondiale e, ora, "The Pacific", imponente progetto che invece racconta il versante orientale, molto meno noto, un capitolo della guerra che iniziò con il bombardamento di Pearl Harbour.
È un progetto da duecento milioni di dollari: una miniserie, divisa in dieci puntate prodotta in America dal canale via cavo HBO e da Dreamworks, che approderà in Italia, il 9 maggio, in prima serata su Sky 1 e Sky 1 HD "Dopo l'uscita di 'Band of Brothers' - aveva raccontato qualche tempo fa Steven Spielberg - ricevemmo tantissime lettere da parte di veterani del fronte orientale della guerra. Per portare il progetto a termine ci sono voluti sette anni: "Era il 2003 quando Tom Hanks e Steven Spielberg mi chiamarono per fare qualcosa sulla guerra del Pacifico dopo Pearl Harbour. - racconta Bruce McKenna, sceneggiatore della serie precedentemente coinvolto in 'Band of Brothers' -".
"Doveva essere un progetto più ampio, che raccontasse tutta quella parte della guerra, ma anche più intimo, capace di scandagliare nell'animo dei soldati. Così mi sono messo al lavoro e ho scoperto Eugene". L'Eugene di cui parla è Eugene B. Sledge, uno degli eroi di quel fronte della guerra, che, tornato a casa dal fronte, scrisse "With the Old Breed", uno dei due libri da cui la serie tv è tratto. L'altro è "Helmet for My Pillow" di Robert Leckie. La serie, girata in Australia nel corso del 2007, seguirà infatti la storia dei due soldati-scrittori, interpretati da Joe Mazzello e James Badge Dale, e di John Basilone, eroe del fronte orientale, decimo figlio di una famiglia di immigrati italiani. "In tantissime città americane ci sono vie intitolate a Basilone - racconta il suo interprete Jon Seda - nella sua città natale, in New Jersey, c'è una statua che lo immortala in un gesto eroico.
Il mio compito è stato quello di non renderlo un Rambo, un supereroe, ma dipingerlo come il soldato coraggioso che era. Per farlo ho dovuto scavare nella sua umanità". Nonostante le spettacolari e costose scene di guerra, raccontare questa umanità è stata, a detta dei produttori, la parte più difficile del progetto. "Avevamo dei punti di riferimento, gli episodi storici, la battaglia di Guadalcanal, quella della spiaggia insanguinata di Iwo Jima, l'orrore di Okinawa, il V-J Day, cosa ci mancava era quello che era in mezzo a questi episodi - continua Bruce McKenna - Cosa provavano quei ragazzi, cosa si dicevano. Per saperlo e poterlo raccontare abbiamo letto molto e soprattutto ascoltato molti di loro. Molti veterani che ci hanno raccontato la loro esperienza. Non è stato facile: quel versante della guerra fu orribile e in pochi hanno avuto, in seguito, il coraggio di raccontarlo".
È stato Spielberg a spiegare il perché quel fronte fu un orrore difficile da fare riaffiorare alla memoria: "Quei ragazzi avevano davanti un nemico sconosciuto e senza paura, che correva incontro ai mitragliatori nemici sicuro di voler morire piuttosto che subire il disonore di una sconfitta". Una sconfitta tanto patita da essere stata cancellata dai libri di storia.
Ecco dunque perché Steven Spielberg e Tom Hanks hanno deciso di raccontare attraverso un mezzo tanto popolare quanto lo è la televisione, quel fronte della guerra: "Quello che volevamo raccontare era sì, quella parte di storia, ma anche la esperienza individuale di una guerra che ha cambiato per sempre questi giovanissimi ragazzi. Qualche volta non avevano nemmeno diciotto anni, alcuni ne avevano sedici, erano dei bambini. Partivano pieni di entusiasmo perché non sapevano a cosa andavano incontro, poi la guerra li cambiava ed il silenzio prendeva il posto dell'ardore giovanile".

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SDA-ATS