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ROMA - Un anno dopo essersi auto incoronato "re dei re d'Africa", Muammar Gheddafi è arrivato al 15esimo vertice dell'Unione africana a Kampala con l'obiettivo di rilanciare il progetto degli "Stati Uniti d'Africa" e il "sogno" di mettersene a capo.
"Sei il benvenuto, Re dei re", "Benvenuto a Muammar Gheddafi, leader del mondo africano musulmano", declamano adulatori i mega ritratti del leader libico che campeggiano sulla strada che conduce all'aeroporto internazionale della capitale ugandese. Accoglienza da rockstar più che da capo di Stato. Ma nonostante il fasto e le stravaganze che accompagnano praticamente tutti i viaggi del Colonnello (unico tra i trenta leader presenti, anche stavolta Gheddafi ha preteso di piantarsi la tenda, nei giardini del complesso Speke Munyonyo), in realtà non tutti nel Continente sembrano voler assecondare il "sogno" del rais libico, che pure si è presentato in Uganda con in tasca la promessa di finanziamenti per 90 miliardi di dollari.
È vero che - nonostante aver lasciato 6 mesi fa la presidenza di turno dell'Ua - Gheddafi è riuscito ad imporre anche stavolta la "sua" agenda ai lavori del summit. Ma reticenze e malumori sul suo progetto cominciano a uscire allo scoperto, covati soprattutto da parte di quei Paesi dell'Africa australe e orientale che propendono piu' per un rafforzamento dei blocchi economici e politici regionali e non hanno nessuna voglia di rinunciare alle loro prerogative nazionali.
Non a caso la sostituzione di Gheddafi alla presidenza dell'Ua con il capo di Stato del Malawi Bingu wa Mutharika è stata accolta all'inizio dell'anno con un sospiro di sollievo da molti dei suo colleghi: una fonte vicina al presidente della Commissione dell'Ua Jean Ping si era addirittura spinta a definire la presidenza libica "molto dannosa" per l'immagine dell'organizzazione.

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SDA-ATS