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Dopo l'incriminazione - "mise en examen", un gradino prima dell'incriminazione formale con rinvio a giudizio - in Francia di UBS per riciclaggio aggravato del provento di frode fiscale nella vicenda del reclutamento illecito di ricchi clienti, altre banche elvetiche potrebbero finire nel mirino degli inquirenti francesi, come anche di altri paesi europei.

È quanto ha affermato oggi all'ats l'avvocato fiscalista Philippe Kenel. Stando a questi, infatti, almeno fino al 2000 tutte le banche svizzere hanno adescato ricchi francesi facendo ricorso ad agenti commerciali per convincerli ad aprire conti in Svizzera. Nelle parole di Kenel, si tratta di fatti noti.

Per il legale, quanto accaduto negli Stati Uniti rischia di riprodursi ora in Francia. La giustizia se la prende dapprima con UBS per creare un precedente giuridico grazie al quale attaccare altri istituti di credito.

Ma diversamente dal caso americano, regolato con un'intesa extragiudiziale da 780 milioni di dollari (703 milioni di franchi), il caso francese non seguirà questo iter. Il ministro delle finanze Michel Sapin ha respinto un'intesa amichevole del genere, come prova quanto accaduto ieri.

Oltre ad aver adescato potenziali clienti in Francia dal 2004 al 2012, la banca avrebbe pure predisposto una doppia contabilità per mascherare i movimenti di capitali tra la Francia e la Svizzera.

Già incriminata nel giugno 2013 per vendita a domicilio ("démarchage") bancaria o finanziaria illecita, UBS si è inoltre vista accrescere la cauzione da 2,875 milioni a 1,1 miliardi di euro (1,34 miliardi di franchi). L'istituto dovrà versare la differenza entro il 30 settembre. Il nuovo importo corrisponde al 42,6% dell'ultimo anno di utili dopo imposte e al 2,8% dei fondi propri di UBS.

In un comunicato diramato ieri sera, l'istituto ha puntualizzato che continuerà a difendersi vigorosamente dalle accuse. "Consideriamo sia il fondamento giuridico della somma della cauzione, sia il metodo per calcolarla come seriamente errati e faremo appello".

Il caso francese, secondo Kenel, potrebbe fare scuola. UBS ha già problemi per casi di evasione fiscale in Germania e in Belgio; a questi potrebbero aggiungersene altri. Stando all'avvocato fiscalista, per troppo tempo si è sottovalutato l'arsenale penale europeo come anche l'ammontare delle multe.

Per Kenel, la Confederazione dovrebbe cercare soluzioni politiche con i paesi vicini. Se non si troveranno e le procedure penali si moltiplicheranno, col loro corredo di penalità, "le nostre banche andranno verso il fallimento", avverte Philippe Kenel.

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SDA-ATS