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BERNA - La FINMA non aveva il diritto di consegnare alle autorità americane i dati relativi a circa 300 clienti di UBS: lo ha stabilito il Tribunale amministrativo federale (TAF), che in una sentenza pubblicata oggi ravvisa l'assenza di una basa legale sufficiente. L'agire dell'Autorità federale di vigilanza dei mercati finanziaria (FINMA) aveva sollevato fin da subito pesanti critiche e c'era chi non aveva esitato a parlare di un modo di procedere da repubblica delle banane.
La FINMA aveva infatti deciso la consegna dei dati al fisco americano (IRS) il 18 febbraio 2009, attuando immediatamente il provvedimento. In tal modo aveva in pratica aggirato l'ordinaria procedura di assistenza amministrativa in corso sul caso. La giustificazione dell'autorità: si trattava di evitare a UBS un procedimento penale negli Stati Uniti che avrebbe potuto portare al suo fallimento. Il TAF aveva cercato di bloccare il passaggio della documentazione con una decisione superprovvisionale, ma la mossa giunse quando era ormai troppo tardi.
Contro il provvedimento della FINMA avevano presentato ricorso diversi clienti interessati. In una decisione presa martedì 5 gennaio 2010 - che può ancora essere impugnata entro 30 giorni presso il Tribunale federale - i giudici del TAF hanno dato una risposta chiara: l'operato dell'autorità di vigilanza è stato illegale. spell-error UBS spell-error (TAF) spell-error (FINMA) spell-error (IRS)

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SDA-ATS