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Il trentenne kosovaro che nel 2012 aveva ucciso il cognato a Chavannes-près-Renens (VD), per vendicarsi della moglie che lo aveva lasciato, si è reso colpevole di assassinio e non di omicidio intenzionale. Il Tribunale federale (TF) ha respinto il suo ricorso.

Il dramma risale al 29 ottobre 2012, quando l'uomo, nato nel 1985 in Kosovo, aveva sparato tre colpi di pistola al cognato di 29 anni in un'autorimessa vicino a Chavannes-près-Renens. Si era poi rifugiato presso un compatriota a La Chaux-de-Fonds (NE) in compagnia dell'amante, una prostituta rumena, nella cui patria aveva l'intenzione di stabilirsi.

Secondo il Tribunale cantonale vodese, che ha confermato la condanna all'ergastolo nel dicembre 2015, il kosovaro ha dimostrato un disprezzo assoluto della vita umana e inscenato una "vera e propria esecuzione", allo scopo di punire il cognato per aver difeso la sorella, vittima di violenze domestiche estreme.

Il trentenne ha picchiato violentemente la moglie a più riprese fra il 2008 e il 2012, costringendola fra l'altro ad intrattenere relazioni sessuali alla presenza dei figli. Ha pure minacciato ripetutamente la donna e i suoi famigliari di morte.

Respingendo il ricorso dell'uomo, che chiedeva di essere riconosciuto colpevole di omicidio intenzionale, il TF sottolinea che il trentenne ha agito con un'assenza particolare di scrupoli e un egoismo primario "caratteristici" dell'assassino.

Sentenza 6B_326/2016

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SDA-ATS