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Mosca chiede un'indagine internazionale sulla scoperta vicino ad una mina a 60 km da Donetsk di una fossa comune con corpi di vittime di esecuzioni sommaria, uno dei quali decapitato, come denunciano i ribelli filorussi dell'est ucraino, che accusano le forze ucraine di aver torturato e assassinato dei civili.

Si tratta di almeno 4 corpi in decomposizione, un uomo e tre donne, con le mani legate dietro la schiena. Kiev respinge le accuse e grida alla "disinformazione dei media russi". Ma il sito è stato oggetto di un sopralluogo degli osservatori dell'Osce, che pur affermando di non potersi "pronunciare sugli aspetti medico-legali" dell'eccidio, non hanno smentito il quadro d'insieme. Il ministero degli esteri russo ha da parte sua già evocato "crimini di guerra non giustificabili" e ha chiesto a Onu, Osce e Consiglio d'Europa, insieme a ong specializzate in diritti umani, di dare una "accurata valutazione" dell'accaduto con una "indagine urgente, imparziale, obiettiva e onnicomprensiva".

Accuse incrociate di abusi e crimini di guerra fra miliziani separatisti e governativi si sono ripetute negli ultimi mesi in Ucraina orientale. Al fianco delle forze di Kiev combattono contro gli insorti anche milizie paramilitari, animate in parte da nazionalisti dell'estrema destra ucraina, che la nuova leadership salita al potere dopo la rivolta di Maidan ha 'regolarizzato' e inquadrato in unità sottoposte al ministero dell'Interno.

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SDA-ATS