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Da oggi in Ucraina sono vietati, e puniti col carcere, propaganda e simboli legati al comunismo, al pari di quelli nazisti: il presidente Petro Poroshenko ha infatti promulgato la legge approvata dal Parlamento per rompere definitivamente con il passato sovietico.

La legge, che aveva suscitato lo sdegno di Mosca e dei separatisti filorussi ma anche del Centro Wiesenthal di Gerusalemme, parifica comunismo e nazismo, mettendone al bando allo stesso titolo la diffusione e l'uso dei simboli (salvo a scopo educativo, scientifico e nei cimiteri).

Addio quindi a falce e martello e inno sovietico, ma anche ai monumenti e alla targhe commemorative di responsabili comunisti, nonché ai nomi di località, strade e fabbriche intitolate a ex dirigenti sovietici, anche se il Paese si trova in una crisi economica (-17,6 il pil nel primo trimestre) e sociale (oggi prima manifestazione di piazza a Kiev contro il caro bollette) così grave da non avere i fondi per cambiare neppure la toponomastica.

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SDA-ATS