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L'UDC vuole mettere un freno alla centralizzazione della pianificazione del territorio. Lo Stato deve lasciare le competenze ai cantoni. Sotto accusa anche l'eccessivo numero di immigrati, che farebbe crescere la popolazione in maniera spropositata.

Recenti votazioni dimostrano che la popolazione è preoccupata dal cambiamento del paesaggio, ha affermato il presidente del partito Toni Brunner oggi ai media a Berna. Un esempio è la votazione contro le residenze secondarie.

Da qualche anno si tende a voler modificare le competenze dei vari attori del Paese a danno dei cantoni, ha avvertito il consigliere nazionale Guy Parmelin (VD). Per far fronte a queste derive, bisogna rispettare le disposizioni costituzionali e concedere alle regioni una base che permetta loro di lavorare per uno sviluppo armonioso. Le decisioni devono essere prese il più vicino possibile al territorio interessato, ha aggiunto.

L'UDC cita l'immigrazione come causa principale dei problemi in materia di gestione del territorio. Senza misure di controllo volte a frenare il massiccio arrivo di stranieri, la Svizzera rischia di avere 11 milioni di abitanti entro il 2050, ha detto Brunner. Serve quindi una severa limitazione dei flussi in entrata.

Un modo per rallentare la distruzione del paesaggio, è quello di intensificare la costruzione di edifici in altezza e in profondità. Attualmente si continua infatti a togliere terreno utile all'agricoltura. Bisogna frenare la costante perdita di questi terreni, poiché diminuisce la capacità di approvvigionamento del Paese, ha sottolineato Parmelin.

I democentristi vogliono inoltre modificare il divieto "troppo rigido" di disboscamento e le norme sulla protezione dell'acqua, in modo da permettere la creazione di nuove terre coltivabili.

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SDA-ATS