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BERNA - L'UDC è sempre stata favorevole a sottoporre a referendum facoltativo l'accordo fra Berna e Washington relativo a UBS: lo puntualizza in un comunicato odierno lo stesso partito, dopo che il tema è diventato di improvvisa attualità sui media negli ultimi due giorni.
Dopo la pubblicazione ufficiale del trattato internazionale dovrebbero infatti trascorrere almeno 100 giorni per l'eventuale raccolta di firme contrarie. Anche se nessuno concretamente dovesse lanciare il referendum, la dilazione di tre mesi potrebbe risultare fatale per il testo in questione: secondo taluni sarebbe infatti in tal modo impossibile rispettare i tempi fissati nell'intesa per la consegna agli Stati Uniti di informazioni riguardanti presunti evasori. La banca rischierebbe quindi di tornare ad essere perseguita negli USA per il suo operato.
Sulla stampa si parla così oggi di un nuovo cambiamento di posizione di UDC: dapprima contraria all'accordo, poi favorevole per evitare che il parlamento faccia troppe concessioni collaterali ai socialisti, ora - secondo i critici - di nuovo contro, considerato che appoggia la scelta che sembra essersi fatta strada in seno al PS di sottoporre il testo a referendum, mettendo in pericolo di nuovo il tutto.
I democentristi vedono la cosa però in un altro modo: fin dalla presentazione del messaggio da parte del Consiglio federale, lo scorso 14 aprile, l'UDC ha chiesto che sia reso possibile il voto popolare. La questione - si legge in una nota - è indipendente dall'approvazione o meno del trattato: la Costituzione federale (articolo 141) richiede infatti chiaramente il referendum facoltativo "per accordi internazionali comprendenti disposizioni importanti che contengono norme di diritto". Per l'UDC non vi sono dubbi che la norma si applichi al caso in esame. Si tratta quindi di rispettare la democrazia diretta.

SDA-ATS