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Referendum contro l'accordo di Parigi anche in Svizzera?

KEYSTONE/WALTER BIERI

(sda-ats)

Il "no" di Trump all'accordo di Parigi sul clima ridà fiato a coloro che in Svizzera vorrebbero seguire l'esempio del presidente degli Stati Uniti.

Anche se il Consiglio degli Stati, dopo il Nazionale in marzo, dovrebbe dare via libera la settimana prossima alla ratifica dell'intesa da parte del Consiglio federale, l'UDC potrebbe lanciare il referendum contro la modifica della legge sul C02 volta all'applicazione dell'accordo.

La ratifica non dovrebbe essere in pericolo: la primavera scorsa la Camera del popolo si era espressa per la ratifica con 123 voti a favore contro 62 e 8 astenuti. L'opposizione dura proveniva dalle fila dei democentristi. Visti i rapporti di forza alla Camera dei cantoni, il sì all'accordo non è in pericolo, anche se l'UDC voterà contro, come indicato all'ats dal presidente UDC Albert Rösti.

Diversa la situazione per quanto riguarda l'applicazione dell'intesa, che necessita una modifica della legge sul C02. Secondo Rösti, qualora la Svizzera dovesse inasprire le norme sulle emissioni nocive andando oltre i limiti decisi da altri Paesi vi è il rischio di una delocalizzazione delle industrie all'estero che potrebbero produrre secondo standard ambientali meno severi. Insomma, oltre al danno per l'economia anche la beffa giacché ciò non gioverebbe al clima.

Il partito non ha ancora affrontato il tema di un eventuale referendum contro l'accordo di Parigi. La questione si porrà, secondo Rösti, quando il Parlamento dovrà affrontare la legge sul C02, ossia quando si tratterà di decidere quali misure adottare per rispettare i criteri fissati dalla comunità internazionale. Di sicuro, secondo il consigliere nazionale bernese, ciò avrà conseguenze sull'economia.

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SDA-ATS