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Da gennaio a giugno 2015 l'Unione Europea ha già ricevuto oltre 400'000 richieste di asilo. Il totale del 2014 era stato di 600'000.

Dopo la cifra record dei 107'000 arrivi di migranti nel solo mese di luglio, reso noto da Frontex, questa volta è Christian Wigand, un portavoce della Commissione UE, a diffondere il nuovo dato emergenziale. "Non si tratta di una crisi greca, o italiana, o tedesca, o austriaca o francese - dice Wigand - È una crisi migratoria globale che richiede azioni congiunte coraggiose" e "solidarietà".

Particolarmente allarmato il governo di Berlino che oggi ha diffuso i dati ufficiali sui richiedenti asilo attesi per il 2015: ben 800'000, il doppio delle stime precedenti. Un flusso enorme di difficile gestione, che porta il ministro tedesco dell'Interno Thomas De Maizière a non escludere, alla lunga, la necessità di una verifica del funzionamento di Schengen, l'accordo sulla libera circolazione.

"È un problema europeo e come tale deve essere affrontato", ribadiscono da Bruxelles, mentre il governo di Vienna minaccia di trascinare l'esecutivo comunitario alla Corte di giustizia Ue, se entro i prossimi due mesi non proporrà una revisione del regolamento di Dublino (secondo il quale il primo Paese di ingresso è competente per l'asilo).

L'Austria ritiene che la normativa sia ingiusta perché le rigidità imposte fanno sì che il 90% dei migranti si concentri in soli 10 Stati su 28. L'intenzione, spiegano, è quella di fare leva sull'articolo 80 del Trattato di Lisbona, che sancisce il principio di solidarietà e una giusta ripartizione della responsabilità tra Paesi.

"Non è il momento di portare l'un l'altro alla Corte Ue, questa è l'ora della solidarietà e di mettere in pratica l'Agenda sull'immigrazione", commenta Annika Breidthard, un altro portavoce dell'esecutivo europeo.

Ma a dimostrazione di quanta poca solidarietà siano pronte a dimostrare alcune capitali europee, da Bratislava fanno sapere di essere disponibili a ricollocare solo duecento persone, cento richiedenti asilo (rispetto ai 785 previsti dalla chiave di ripartizione della Commissione) per alleviare la pressione in Italia e Grecia e cento dai campi profughi (rispetto ai 319 indicati da Bruxelles) ma solo se "sono tutti cristiani".

Nonostante il forte appoggio della cancelliera tedesca Angela Merkel alla politica sull'immigrazione imboccata dal team di Jean Claude Juncker e l'asse con Svezia e Italia, la strada dei negoziati che riprenderanno a settembre resta tutta in salita.

Tra i primi scogli da affrontare: riuscire ad innalzare la quota dei ricollocamenti da 32'000 a 40'000 entro fine anno, come previsto. Un punto sarà fatto già al prossimo consiglio dei ministri dell'Interno Ue, di ottobre. Ma la vera grande partita, dove si giocherà una battaglia decisiva, è la proposta legislativa per un meccanismo di ricollocamento permanente su scala Ue, da attivare in caso di emergenza, che sarà presentata dalla Commissione Ue a dicembre.

Intanto secondo una roadmap delle prossime due settimane: il 25 e 26 agosto è previsto un incontro dell'esecutivo europeo in Grecia, per applicare l'approccio hotspot (centri di smistamento tra richiedenti asilo e migranti economici) nel Pireo e nelle prossime ore ci sarà l'esborso della prima tranche di 30 milioni di aiuti, mentre prosegue il lavoro per la creazione della cosiddetta lista dei Paesi di origine sicura, pensata per imprimere un'accelerazione alla politica dei rimpatri. Su questo il 2 settembre è previsto un incontro con l'Ufficio europeo di asilo (Easo) e Stati.

Sul fronte degli schemi di ricollocamento e reinsediamento il 3 settembre la Commissione Ue ha organizzato un workshop con Easo e i 28, per assicurare una veloce applicazione dei meccanismi, e il 14 settembre il lavoro dovrebbe proseguire con le modalità tecniche. Non appena l'Europarlamento si sarà espresso sui ricollocamenti, il Consiglio adotterà formalmente il provvedimento e sarà applicato.

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SDA-ATS