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UE: accordo Parigi-Berlino, fondo salva-stati a 2000 miliardi

Questo contenuto è stato pubblicato il 19 ottobre 2011 - 07:17
(Keystone-ATS)

Sale l'attesa per il vertice Ue di domenica prossima, che dovrà trovare una soluzione "completa" alla crisi dei debiti, così come vuole la Commissione Ue, come chiedono i partner del G20 e come sperano i Paesi a rischio, che temono di venire travolti dal caos Grecia se non si apre in tempo il paracadute europeo. Secondo fonti diplomatiche citate dal The Guardian, Parigi e Berlino avrebbero raggiunto un accordo per rafforzare il fondo di salvataggio degli Stati europei.

La capacità finanziaria effettiva dello European financial stability facility (Efsf) verrebbe infatti quintuplicata, portando le possibilità del fondo dagli attuali 440 miliardi di euro a oltre 2.000 miliardi. Francia e Germania sarebbero poi d'accordo sul fatto che le banche europee siano ricapitalizzate, per raggiungere così il livello richiesto dalla European Banking Authority (Eba) dopo aver riesaminato il livello di esposizione dei più importanti istituti finanziari del Vecchio Continente, quelli a rischio sistemico.

Del resto, la cancelliera Angela Merkel ha affermato di essere "pronta a tutto" per evitare la catastrofe, mentre il presidente francese Nicolas Sarkozy si è detto preoccupato per le voci di declassamento della Francia, avvertendo che si aprono i "dieci giorni decisivi" per le sorti dell'euro.

La tabella di marcia che porterà al vertice di domenica è fissata: venerdì pomeriggio l'Eurogruppo, sabato mattina l'Ecofin a 27, poi nel pomeriggio i ministri degli Affari generali, incaricati di raccogliere le indicazioni dei ministri economici e scrivere le conclusioni del summit del giorno dopo. E la domenica, vertice Ue in due formati: a 27, e a seguire a 17, ovvero solo i leader dell'Eurozona. Una serie di appuntamenti di cui è fissato solo l'orario d'inizio, perchè la fine rischia di essere spostata ad oltranza, tali e tanti sono i nodi da sciogliere.

L'agenda, infatti, è di quelle che l'Europa finora non ha mai visto e che arriva a toccare questioni come l'ipotesi di uscita di un Paese dall'Eurozona. Nessuno lo vuole, nessuno ufficialmente la prenderà in considerazione, ma segretamente è anche questa l'ipotesi che gira tra le 17 cancellerie preoccupate che per la Grecia, messa sempre peggio, non ci siano più soluzioni. Sulla carta, il vertice dovrà dare il via libera alla sesta tranche di aiuti, ma in colloqui informali più di uno Stato ha sollevato la questione dell'uscita di un Paese dalla zona euro, al momento non prevista nei Trattati.

Ma è proprio i Trattati che la Merkel vuole riaprire, anche se, dice, per favorire una maggiore integrazione delle politiche di bilancio e rafforzare la stabilità, ovvero avere più controllo sui conti dei Paesi dell'euro. E domenica proporrà una convenzione mirata proprio a riaprire i giochi sui Trattati, con l'obiettivo dichiarato di ottenere un via libera almeno sulla tabella di marcia. Ma la cancelliera pensa anche ad altre misure per fare pressione sui Paesi poco virtuosi, e si spinge a ipotizzare una "troika permanente" per quelli coinvolti nella crisi dei debiti, quasi a "commissariare" la loro politica di bilancio.

Sul paracadute contro il contagio della crisi, ovvero il fondo salva-Stati Efsf, sembra invece profilarsi una convergenza di vedute: scartata, almeno al momento, l'ipotesi di trasformarlo in una banca (il suo presidente Klaus Regling l'ha definita un'idea contraria allo statuto), si lavora sulla possibilità che il fondo assicuri il rischio dei bond "deboli".

L'idea è che l'Efsf potrebbe emettere delle assicurazioni qualche giorno prima delle aste di bond dei Paesi a rischio. La garanzia potrebbe coprire il 20-30% di perdite, e variare in base alle condizioni del momento e del Paese. Un tale sistema di assicurazione avrebbe un "effetto leva" sul fondo Efsf che porterebbe a quintuplicare la sua capacità. La leva (che quindi non prevede soldi degli Stati ma li prende dagli investitori stessi) potrebbe funzionare, spiegano gli analisti, ma solo se gli investitori saranno convinti dello schema.

Infine, le banche: "Ne parleremo nel week end", annuncia la Merkel, che sostiene il piano di Bruxelles sulla ricapitalizzazione, portando il Core Tier 1 al 9%, e vuole ridiscutere il secondo piano salva-Grecia, imponendo alle banche perdite fino al 50%. Contro la volontà delle interessate, guidate dal tedesco ad di Deutsche Bank, Josef Ackerman.

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