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Svolta della Commissione europea che mostra il suo volto più duro e apre le procedure di infrazione a carico di Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca per i mancati ricollocamenti dei richiedenti asilo da Italia e Grecia.

Una decisione che arriva ad una settimana dal summit Ue, lasciando prefigurare quale potrà essere il livello di tensione attorno al tavolo dei 28 leader, dove il dossier 'migration' sarà uno dei temi alti in agenda, con la riforma del regolamento di Dublino ancora incagliata nelle secche dell'intransigenza dei Paesi Visegrad proprio sul punto delle quote di distribuzione dei profughi, nonostante il pressing di Francia e Germania.

In 21 mesi Budapest e Varsavia non hanno mai accolto un richiedente asilo. Praga solo 12, ma oltre un anno fa. Così i tre Paesi si sono conquistati la fama di irriducibili. L'ufficialità della misura sanzionatoria sarà sancita domani, con la pubblicazione del pacchetto mensile delle infrazioni, ma a dare voce alla decisione dell'esecutivo con un giorno di anticipo è stato il commissario Dimitris Avramopoulos, che ha voluto accompagnare l'annuncio sollecitando un ravvedimento: l'auspicio affinché lo "spirito" della solidarietà "prevalga".

A giudicare dalle risposte arrivate dalle tre capitali però, un cambiamento di rotta nei prossimi giorni appare davvero improbabile. Il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto ha parlato di "puro ricatto" e "atto antieuropeo". Il premier ceco Bouhslav Sobotka si è dichiarato pronto "a difendere" la posizione "nelle aule giudiziarie". Mentre il presidente polacco Andrzej Duda ha definito il provvedimento "uno sbaglio".

Intanto, avverte la Commissione, nei prossimi mesi la scure potrebbe calare anche su altri Stati. Tra i sorvegliati speciali ci sono altri 'ossi duri' anti-quote, come l'Austria, che solo negli ultimi giorni si è impegnata ad aprire le porte ad una cinquantina di persone, "ma che ora deve farlo" in concreto, o la Slovacchia, che col pretesto di 'casting' selettivi dei richiedenti asilo continua a rigettarne l'accoglienza.

Bruxelles, che fino ad oggi è riuscita a totalizzare circa 20mila ricollocamenti dai due Paesi (6.896 dall'Italia) sui 98.255 previsti entro fine settembre, non risparmia però critiche neppure a Roma, a cui chiede "maggiori sforzi per assicurare il ricollocamento di tutti i richiedenti asilo candidabili". L'indicazione è di concentrare "le procedure di ricollocamento in pochi centri", evitando la distribuzione dei migranti su tutto il territorio, poiché "complica il processo".

"Più sforzi" vengono richiesti anche per il ricollocamento dei minori non accompagnati: sono cinque in tutto quelli trasferiti. Ora occorre costruire "su queste prime esperienze" e "standardizzare le procedure" per accelerare. E un appello è stato rivolto anche per un maggiore utilizzo dell'Agenzia Ue delle guardie di frontiera per i rimpatri europei congiunti dei migranti che non hanno titolo a restare in Europa, a cui l'Italia fino ad oggi non ha fatto spesso ricorso.

I dati delle tragedie in mare intanto segnano un altro scioccante record negativo: dall'inizio dell'anno, secondo i dati dell'Oim, 1.808 migranti e rifugiati sono morti mentre tentavano di attraversare il Mediterraneo.

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SDA-ATS