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Ue: Danimarca al timone, sei mesi per salvare l'euro

Questo contenuto è stato pubblicato il 01 gennaio 2012 - 19:19
(Keystone-ATS)

La Danimarca ha assunto il timone della presidenza di turno dell'Ue - alle prese con la crisi del debito che rischia di far sprofondare l'intera impalcatura europea - con una missione: contenere le spaccature, come aveva sottolineato nei giorni scorsi il governo di Copenaghen che ha rilevato il testimone dalla Polonia.

Per una paese come la Danimarca, fuori dalla zona euro, l'appuntamento non è certo dei più facili: "la crisi economica e dei debiti sovrani è la maggiore sfida che abbiamo di fronte", aveva infatti ricordato la settimana scorsa il ministro danese per l'Europa, Nicolai Wammen, assicurando che "faremo del nostro meglio per portare l'euro in acque tranquille".

Ma anche ricompattare un'Europa che appare sempre più destinata a "correre" a più velocità, anche alla luce dell'ultimo Consiglio europeo di dicembre che ha visto nascere un "Patto di bilancio" a 26, con lo strappo di Londra.

"Dobbiamo lavorare a 27, compresa la Gran Bretagna, per riportare la fiducia nell'euro e nella Ue", ha sottolineato Copenaghen che, anche in vista del nuovo trattato per dar vita all'accordo intergovernativo di bilancio deciso a dicembre, punta a un ruolo attivo.

Ma se la messa a punto del "Patto di bilancio" è tra le priorità, alla nuova presidenza danese spetterà anche il compito di presiedere un'Ue che, oltre al rigore, dovrà affrontare la sua fase "due", quella del rilancio della competitività e della crescita.

Il successo della presidenza si vedrà - aveva spiegato la premier Elle Thorning Schmidt in un'intervista nelle scorse settimane - se nonostante la crisi "fra sei mesi l'Europa dei 27 avrà preso delle iniziative importanti, che ci fanno andare avanti".

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