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Il Consiglio ha dato mandato al presidente Ue Herman Van Rompuy di avviare le consultazioni con il Parlamento Ue che porteranno alla nomina del prossimo presidente della Commissione.

"Abbiamo preso nota della lettera della conferenza dei presidenti, i leader mi hanno dato il mandato e ora intendo prendere contatto con i presidenti dei nuovi gruppi appena si formeranno, e riportare al Consiglio europeo", ha detto Van Rompuy al termine del vertice. Del resto, "è il Consiglio che deve fare una proposta, dopo le consultazioni e tenuto conto del risultato delle elezioni", ha spiegato Van Rompuy citando la dichiarazione 11 del Trattato.

Insomma il Ppe ha vinto le elezioni europee ma è tutt'altro che scontato che il suo candidato arrivi alla guida della Commissione: la corsa di Jean Claude Juncker alla testa dell'esecutivo europeo inizia ora, e per la meta non basta il sostegno accordato oggi da tutti i gruppi politici del Parlamento europeo. I leader Ue riuniti nel vertice informale di ieri hanno preso tempo, vogliono negoziare sul nome del candidato, e hanno affidato a Van Rompuy il mandato per dialogare con i nuovi gruppi del Parlamento, che però non si formeranno prima del 24 giugno. E quindi il processo per scegliere il sostituto di Barroso potrebbe prendere più tempo del previsto.

Quella di Juncker è una corsa e ostacoli e lo si capisce fin dall' 'endorsement' della Merkel che suona più come un atto dovuto che come un sostegno realmente convinto a quell'ex premier lussemburghese, che criticò aspramente le sue ricette a base di austerità prima di dimettersi dalla presidenza dell'Eurogruppo. C'è poi l'aperta opposizione dal britannico David Cameron, che sta già arruolando altri leader per bloccare il candidato Ppe, e c'è infine la partita su tutte le altre nomine europee che vanno fatte entro l'anno e che vanno calibrate su quella del presidente della Commissione.

SDA-ATS