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Ue: nuovo patto nasce a 25, è sfida crescita

Questo contenuto è stato pubblicato il 30 gennaio 2012 - 22:09
(Keystone-ATS)

L'Unione europea raggiunge un accordo sul nuovo Patto di bilancio, che rafforza la disciplina imponendo regole di rigore comuni sui conti, e sulla crescita e l'occupazione, ma perde pezzi per strada. L'intesa sul nuovo 'Fiscal compact' è stata raggiunta, dopo un negoziato piuttosto serrato, solo da 25 stati membri: oltre che la Gran Bretagna - fuori fin dall'inizio - a sorpresa anche la Repubblica Ceca non ha sottoscritto l'accordo, pur precisando che potrebbe ritornare sui suoi passi. Mentre la dichiarazione conclusiva sulla crescita e l'occupazione è stata approvata da tutti, tranne la Svezia il cui premier che guida un governo di minoranza, "per ragioni parlamentari", non è stato in grado di sottoscriverla. Tutti e 27 hanno invece firmato l'intesa sul nuovo fondo salva-stati Esm.

Il pareggio di bilancio diventa una "regola d'oro" per i 25 paesi della Ue che accettando il nuovo Patto hanno accettato di inserire l'obbligo dell'equilibrio dei conti nelle Costituzioni nazionali o in leggi equivalenti e si sono impegnati a fare scattare sanzioni 'semi-automatiche' in caso di violazione. I paesi che hanno un debito superiore al tetto fissato da Maastricht del 60% sul Pil si sono impegnati inoltre ad un piano di rientro pari ad 1/20 l'anno, tenendo però conto - come chiesto dall'Italia - dei fattori attenuanti già previsti dal six-pack, il pacchetto di disposizioni sulla nuova governance economica. L'accordo sul nuovo Patto è stato tenuto in sospeso per alcune ore dalla Polonia, che - contestata dalla Francia - chiedeva di partecipare a tutti i summit dell'Eurogruppo. Alla fine ha prevalso un compromesso: gli eurosummit sono stati portati da due ad almeno "tre" l'anno, e uno di questi sarà aperto ai paesi non-euro. Il compromesso non è però bastato a Praga, che ha anche problemi interni.

I leader riuniti a Bruxelles, paralizzata dalla prima neve e da uno sciopero generale contro l'austerità, hanno dato il via libera alla creazione del fondo salva-stati permanente Esm, che dal primo luglio sostituirà quello provvisorio Esfm, rinviando però al vertice del primo di marzo la decisione sulle risorse (500 miliardi, come vorrebbe la Germania, o almeno 750 come chiedono altri paesi, la Commissione e il Fmi). Ed hanno soprattutto discusso di crescita e di occupazione perché - hanno scritto nelle conclusioni - "stabilità finanziaria e consolidamento di bilancio sono "condizioni necessarie per la crescita, ma non sufficienti". "Bisogna fare di più affinché l'Europa superi la crisi", affermano i leader.

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