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La Commissione europea targata Juncker volta pagina sull'immigrazione, dopo gli anni di inerzia a cui ci aveva abituato l'esecutivo Barroso. Ma la sfida ora è vincere il muro di ostilità di una decina di capitali, pronte a frenare la fuga in avanti di Bruxelles.

Perché se la proposta di ridistribuzione obbligatoria intra-Ue di 40mila eritrei e siriani richiedenti asilo da Italia (24mila) e Grecia (16mila) è un "buon inizio" - sottolinea il ministro degli affari esteri italiano Paolo Gentiloni - "ci sarà una trattativa nelle prossime settimane. L'Italia si augura non prevalga l'egoismo. Sarebbe assurdo".

Al di là dei numeri (che ad alcuni sembrano troppi e ad altri troppo poco), Bruxelles introduce un meccanismo basato su ciò che fino ad oggi era stato solo uno slogan: il principio politico della solidarietà.

"Una breccia aperta nel muro dell'egoismo e dell'indifferenza costruito in questi anni", la definisce il sottosegretario italiano agli Affari europei Sandro Gozi. "Un passo nella direzione giusta" secondo il segretario dell'Onu Ban Ki Moon, che "incoraggia gli Stati membri a mostrare compassione" nell'accoglienza. Mentre il presidente dell'esecutivo Ue Juncker ammonisce: i governi "riluttanti ascoltino" l'appello di Ban.

Intanto il ministro dell'Interno italiano Angelino Alfano scettico afferma: "A fine giugno ci sarà il consiglio dei capi di Stato e di governo dell'Ue, e lì capiremo se c'è fregatura".

La luce verde del collegio dei commissari alla proposta legislativa - che pure ha visto battaglie interne (è stato necessario l'intervento di Juncker per trovare la quadra sull'eleggibilità dei profughi da trasferire, stabilendola nel 15 aprile) - è infatti solo il primo passo di una partita, che si annuncia dura.

Il destino del meccanismo è nelle mani delle capitali: serve una maggioranza qualificata per farlo arrivare in porto. Una decina di Paesi hanno già detto no, come Gran Bretagna (che con Irlanda e Danimarca gode di una clausola di eccezione), Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca. Altri hanno espresso perplessità e posto condizioni, come Francia e Spagna, alle prese con situazioni politiche nazionali complesse.

L'esecutivo Ue conta però sull'appoggio della maggioranza del Parlamento Ue, e di un gruppo di Paesi, tra questi Italia, Grecia, Malta, Slovenia, Austria, che con la Germania in testa, promettono di remare in un'unica direzione.

L'intenzione di Bruxelles è mettere in piedi un meccanismo da attivare ogni qualvolta si presentino emergenze di flussi di migranti (si monitora ad esempio Malta). Un sistema che da temporaneo possa - in prospettiva - andare a regime. Per questo a giugno si dovrà lavorare per "creare consenso, come ha sottolineato l'Alto rappresentante Federica Mogherini.

E da qui ai due appuntamenti cruciali per la riuscita dell'impresa - il consiglio dei ministri dell'Interno Ue del 15, e il vertice europeo, il 26 - di certo non mancheranno discussioni accese, e negoziati serrati.

Di fatto l'operazione di convincimento è già iniziata. La cifra di 40mila trasferimenti è già una piattaforma. Spiega il commissario all'Immigrazione Dimitris Avramopoulos: è stata decisa perché "di meno non avrebbe aiutato Italia e Grecia, di più non sarebbe stato accettato dagli altri" paesi Ue.

E non è un caso se, dopo che il presidente francese Francois Hollande si è più volte detto "contrario a qualsiasi forma di quota", il commissario sottolinea: "non proponiamo di stabilire quote. Quota è una parola che non ci piace e non abbiamo mai usato".

In serata il ministro dell'Interno Bernard Cazneuve in una nota apre alla proposta della Commissione, ma insiste su quella raccolta delle impronte digitali che l'Italia è accusata da più parti (Austria, Svezia, Danimarca) di non fare.

D'altra parte, anche il primo vicepresidente Timmermans, evidenzia la necessità del rispetto delle regole. Italia e Grecia "sotto monitoraggio sui rilievi delle impronte digitali", sono tenute a inviare una roadmap sulla prima accoglienza e raccolta di impronte entro un mese dall'entrata in vigore della decisione. Nel caso il piano o la sua attuazione non soddisfacessero i requisiti Ue, la Commissione proporrà la sospensione dei trasferimenti, di tre mesi in tre mesi.

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SDA-ATS