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Ue, su quote migranti deciderà vertice

Cinque ore è durato il dibattito sul meccanismo d'urgenza obbligatorio di ripartizione su scala europea di 40mila richiedenti asilo al consiglio Affari interni Ue a Lussemburgo. Ma a decidere sule quote sarà il vertice UE.

"Un confronto in cui sono emerse divergenze di opinioni", richieste di correzioni e sottolineature, come evidenzia il ministro dell'Interno della presidenza lettone Rihards Kozlovskis, ma che porta il commissario europeo Dimitris Avramopoulos a parlare di un primo "successo", un "passo nelle giusta direzione"; e il capo del Viminale Angelino Alfano di "un buon clima", in cui si sono ottenute "cose molto positive" e "aperture significative".

"Abbiamo giudicato un primo passo questa Agenda della Commissione, sia per la rottura del muro di Dublino, che i rimpatri, dice Alfano. Poi, con una fuga in avanti, parla di quote che già indica come "vincolanti", mentre "sui numeri occorre ancora discutere".

In realtà la decisione politica se le quote saranno obbligatorie, vincolanti (che è una posizione più sfumata) o volontarie, spetta al vertice dei leader dei 28 fissato per il 25 e 26 giugno, ma dopo il passaggio di oggi, c'è maggiore "ottimismo" sulla riuscita.

E il premier italiano Matteo Renzi, che nei giorni scorsi aveva brandito l'arma dei permessi temporanei ai migranti nel caso del fallimento della solidarietà europea, ora afferma: "penso che al Consiglio europeo si chiuderà". In giornata anche il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella aveva richiamato "tutti ad una azione inclusiva di solidarietà".

Si vede anche la possibilità di arrivare a una conclusione definitiva su ricollocamenti e reinsediamenti (20mila dai campi profughi in due anni) entro la fine di luglio, dopo che la presidenza entrante, quella del Lussemburgo, ha dato il suo impegno ad accelerare col lavoro tecnico sul dossier.

Secondo fonti della Commissione Ue una maggioranza delle delegazioni, 16 (Italia, Grecia, Malta, Croazia, Cipro, Bulgaria, Romania, Olanda, Austria, Belgio, Svezia, Lussemburgo, Finlandia, Francia, Germania e Belgio) su 28, si sono espresse a favore della ripartizione obbligatoria, seppur con dei distinguo soprattutto sui criteri della chiave di ripartizione, e tre Paesi dell'area Schengen - Liechtenstein, Svizzera e Norvegia - hanno dato la loro disponibilità a partecipare.

Tra le posizioni espresse ci sono state delle "sorprese", come l'apertura della Spagna, e delusioni come l'atteggiamento di opposizione della Polonia, mentre l'Irlanda, che come Gran Bretagna e Danimarca gode di clausole di esclusione, ha deciso di fare la sua parte.

Uno scenario positivo, che segna una distensione degli animi anche sulla vicenda dei migranti bloccati a Ventimiglia dalle autorità francesi, quando il capo del Viminale Angelino Alfano, si presenta alla conferenza stampa con i suoi omologhi francese Bernard Cazneuve - che parla di "tre amici al lavoro per trovare soluzioni" - ed il tedesco Thomas De Maiziere.

Secondo il membro dell'esecutivo di Parigi, "non c'è uno scontro, c'è la volontà di lavorare assieme, per fare in modo che si possano applicare le regole Ue". E Alfano a domanda sui permessi temporanei dei giornalisti risponde: "non abbiamo proposto questo permesso in modo ufficiale".

D'altra parte Cazneuve e De Maziere lo ripetono come un mantra: "sì al sostegno al meccanismo di solidarietà obbligatorio per le ripartizioni dei richiedenti asilo proposto dalla Commissione, a condizione che sia accompagnato dalla responsabilità". Ovvero: il rispetto delle regole di Dublino e Schengen, con i fotosegnalamenti, la raccolta delle impronte digitali, ma soprattutto - e questo è il punto che più si stressa - la creazione degli hotspot nei Paesi in prima linea per smistare chi ha davvero bisogno di protezione internazionale dai migranti economici, accelerando sui rimpatri, con "l'assistenza finanziaria e di gestione della Commissione europea".

Su una stretta sui rimpatri e la creazione degli hotspot oggi il Consiglio Ue di Lussemburgo ha trovato un accordo. Perché sottolinea Avramopoulos la "solidarietà deve procedere di pari passo con la responsabilità", altrimenti afferma De Maiziere "si potrebbe arrivare alla fine della libera circolazione in Europa".

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