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Il presidente del consiglio europeo Donald Tusk

KEYSTONE/AP/VIRGINIA MAYO

(sda-ats)

"E' una scelta che un giorno rimpiangeranno". E' stato Jean Claude Juncker a dire da Malta quello che quasi la metà dei britannici teme.

La Brexit, avviata con il referendum del 23 giugno, era rimasta finora nel limbo, come se non dovesse realizzarsi mai. Invece oggi è cominciata davvero. La lettera con la richiesta di divorzio dalla Ue, il primo nei suoi 60 anni di storia, è arrivata a Bruxelles poco prima delle 13.30: consegnata a mano dall'ambasciatore Tim Barrow a Donald Tusk, ha fatto scattare il conto alla rovescia dei due anni previsti dall'articolo 50 per il negoziato di uscita.

C'è prima di tutto "rammarico" nella reazione ufficiale dei 27. Con il francese Hollande che esce però dal coro e velenosamente avverte che la Brexit "sarà dolorosa per i britannici".

Quello che è certo è che sin dal primo momento l'obiettivo europeo è chiaro: la Ue "salvaguarderà i suoi interessi" e la sua "prima priorità sarà ridurre al minimo le incertezze" per cittadini, imprese e stati membri.

E' stato comunque con un filo di humour molto british che il presidente del Consiglio europeo ha rimarcato i nove mesi di attesa, giocando nel primo tweet con il verbo che in inglese può significare tanto 'consegnare' quanto 'partorire'.

La dichiarazione di risposta dei 27, primo documento ufficiale del Consiglio Europeo nel nuovo formato, era già pronta. Quella di Tusk anche. D'altronde la coreografia è stata preparata nei minimi dettagli fino all'ultimo, con le telefonate di ieri sera fra Tusk, Juncker e la May. Ed anche Angela Merkel ha parlato con la premier britannica prima della consegna formale dell'addio.

"Non c'è ragione di far finta che sia un giorno felice", ha detto il polacco, sottolineando però che "paradossalmente" nella Brexit "c'è anche qualcosa di positivo: ha reso la comunità dei 27 "più determinata e più unita di prima".

Gli europei in realtà continuano a litigare sulle questione dei migranti, con il gruppo di Visegrad sulle barricate. Ma il presidente di turno, il maltese Joseph Muscat, minimizza: "ovvie" le divergenze, "ma la Ue sorprenderà con il suo grado di unità, di volontà di andare avanti e di non fermarsi qui".

Da Berlino Angela Merkel ha sottolineato che "noi, la Germania e gli altri partner europei, non abbiamo certamente desiderato questo giorno", ma ha anche detto che "prima" va trovato l'accordo sul divorzio e "solo quando questo sarà chiarito, si potrà parlare di rapporti futuri". Ma a Bruxelles Tusk, che quando era premier polacco trovava spesso sponda in Londra negli estenuanti vertici bruxellesi, si è spinto fino a concludere la sua dichiarazione con un romantico: "Ci mancate già...".

Non ci sarà però alcun romanticismo nel negoziato che, dopo il vertice straordinario del 29 aprile, Michel Barnier potrà finalmente aprire. Se Londra terrà i cittadini europei in ostaggio, avverte ad esempio il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, non ci potrà essere accordo: "Una catastrofe per tutti, ma soprattutto per la Gran Bretagna". Lo scopo finale dopo "il giorno 1 di una strada lunga e difficile", come la definisce il capo negoziatore, è rendere chiaro che stare fuori della Ue è peggio.

I principali nodi da sciogliere: i rapporti commerciali e l'accesso al mercato unico, i diritti che saranno garantiti ai 3,3 milioni di europei che vivono nel Regno Unito e la reciprocità nei paesi Ue, ma anche i 58-60 miliardi che Londra dovrebbe continuare a pagare per rispettare gli impegni presi verso il bilancio europeo fino al 2020.

"Non siamo avvoltoi, cerchiamo soluzioni", ha osservato Muscat. A Londra i 'brexiters' pensano che nulla cambierà. Ma intanto i Lloyd's hanno già deciso che sarà proprio Bruxelles la loro sede europea.

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SDA-ATS