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Il comitato Ue per la sicurezza aerea, convocato in anticipo dopo gli attentati di Bruxelles, valuterà l'introduzione di controlli per accedere agli aeroporti.

Di fronte al flop dell'intelligence e della cooperazione tra i 28, la sola risposta immediata sembra essere il rafforzamento delle misure di sicurezza.

L'opzione sul tavolo degli esperti è l'introduzione di un "modello stile Tel Aviv", hanno spiegato fonti Ue, con metal detector all'entrata degli aeroporti per bagagli e persone più controllo di biglietto e passaporto.

Dopo l'esplosione nell'area check-in nello scalo di Zaventem, e le richieste arrivate dalla stessa polizia aeroportuale di Bruxelles e a cui già sta lavorando Brussels Airport, l'intenzione è seguire la strada che già scelse Mosca quando nel 2011 un attentato kamikaze fece 37 morti allo scalo di Domodedovo. Dati i costi aggiuntivi pari al 10% e le dimensioni molto variegate degli aeroporti europei dove molti sono regionali e meno appetibili per i terroristi, secondo le fonti Ue si andrà verso "raccomandazioni non vincolanti".

Il punto, fanno notare a Bruxelles, è che "il rischio zero non esiste, per questo l'obiettivo sarà mantenere un approccio di proporzionalità". Lo stesso seguito dopo lo sventato attacco la scorsa estate nel treno ad alta velocità Amsterdam-Parigi: si è valutata l'introduzione di controlli di bagagli e identità nelle stazioni ferroviarie, ma dati i costi elevati e gli intralci alla circolazione non sono state finora imposte norme di sicurezza Ue obbligatorie. Così come successe per l'introduzione dei 'body scanner', dopo l'attentato sventato sul volo Amsterdam-Detroit nel Natale 2009.

Sul trasporto locale come le metro, l'Ue non ha invece le competenze per intervenire. E nonostante i sanguinosi attentati del passato, da Madrid nel 2004 a Londra nel 2005, da Parigi nel 1995 a Mosca nel 2010, nessuna città ha mai introdotto misure sia per i costi che per l'impossibilità di mettere controlli a ogni ingresso metro. Arriveranno solo "entro giugno", infatti, le proposte di più ampio respiro targate Ue per intensificare la lotta al terrorismo, come hanno deciso i ministri dell'Interno dei 28 dopo gli attacchi di Bruxelles, limitandosi di fatto a ribadire gli impegni già presi dopo il massacro del 13 novembre a Parigi.

Il problema di fondo resta l'attuazione delle misure già prese e l'utilizzo di strumenti operativi mai veramente sfruttati, martella da tempo il capo dell'antiterrorismo Ue Gilles de Kerchove, tra cui l'immissione dei dati dei sospetti terroristi nel sistema Ue Sis II, pensato proprio per garantire la sicurezza dello spazio Schengen. Perché, nonostante gli autori degli attentati degli ultimi due anni tra Parigi e Bruxelles fossero tutti noti o quasi e schedati in un Paese o nell'altro, hanno continuato ad agire indisturbati.

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SDA-ATS