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Uno studente liceale su tre non dovrebbe trovare posto nella scuola che frequenta, perché non è sufficientemente intelligente: ne è convinta Elsbeth Stern, professoressa al Politecnico federale di Zurigo.

"Le nostre ricerche hanno mostrato che circa il 30% dei liceali hanno un quoziente intellettivo troppo basso per il livello della scuola", afferma Stern in un'intervista pubblicata oggi dalla Berner Zeitung. "Oggi correggerei la cifra addirittura verso l'alto", aggiunge la 59enne, che è docente ordinaria di scienza dell'educazione.

La Svizzera - continua l'esperta - si è posta come obiettivo di mandare al liceo il 20% dei ragazzi, affinché possano poi avere accesso all'università. Se si prende in considerazione il 20% più intelligente dei giovani, per andare al liceo servirebbe un QI di 112 punti: "ma molti sono sotto questo livello", sostiene Stern.

A suo avviso questo rappresenta un problema poiché in tal modo gente che non ha in realtà le capacità cognitive ottiene la maturità e va all'università. Secondo la specialista queste persone abbassano il livello generale, oppure falliscono durante gli studi, oppure ancora arrivano in seguito ad assumere posizioni professionali superiori alle loro capacità intellettuali. Meglio sarebbe indirizzare costoro verso altre carriere, invece che togliere i posto ad altri.

Per Stern sempre più spesso conta l'origine sociale: le famiglie benestanti mettono a disposizioni dei ragazzi un sostegno privato. Invece vi sono figli di genitori economicamente svantaggiati - per esempio migranti - che pur essendo intelligenti non ricevono il necessario sostegno.

La psicologa tedesca è contraria però a determinare chi può andare al liceo solo attraverso test dell'intelligenza. "Poiché anche le prove si possono esercitare e si ottengono risultati migliori, senza essere veramente più intelligenti". Se si dovesse puntare solo sui test i genitori che mandano oggi i figli ai corsi supplementari li manderebbero all'addestramento per le verifiche QI.

Stern è quindi per un sistema combinato. "I voti scolastici sono un buon indizio dell'intelligenza. Se però gli insegnanti hanno l'impressione che i genitori spingano un bambino che non ha i requisiti, si dovrebbe valutare se il ragazzo è veramente idoneo, per esempio con un test d'intelligenza".

Si dovrebbe anche intervenire prima: un docente delle elementari potrebbe accorgersi che un allievo presenta prestazioni molto migliori in matematica che nella sua lingua. Questo potrebbe essere un indizio di un bambino che è intelligente ma che a casa non è sufficientemente stimolato a livello linguistico, in una famiglia che può essere svizzera o straniera.

"Il potenziale potrebbe essere sfruttato meglio", conclude la professoressa che vanta un centinaio di pubblicazioni, fra l'altro anche su riviste prestigiose come Science.

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SDA-ATS