Una impresa svizzera su dieci senza Contratto collettivo di lavoro (CCL) ha pagato l'anno scorso stipendi inferiori al livello consueto. Tale irregolarità è stata evidenziata in quasi un terzo delle aziende con CCL. Lo rileva il rapporto annuale della SECO.

Presso le 9500 aziende sottoposte a un CCL, controllate nel 2014, il tasso di infrazione è del 29% contro il 25% nel 2013, mentre nelle imprese prive di CCL è del 10% (8% nel 2013) precisa la SECO, aggiungendo che nonostante questi casi di dumping salariale, le misure di accompagnamento alla libera circolazione introdotte nel 2004 si sono rivelate - a suo parere - utili.

Tra i settori senza CCL quelli che pagano un salario inferiore a quello usuale sono l'industria manifatturiera, l'alberghiera-ristorazione come anche il commercio e i servizi alle economie domestiche.

Per correggere il tiro le commissioni tripartite (CT) - incaricate l'anno scorso di controllare il rispetto delle condizioni lavorative e salariali tra i settori privi di CCL presso 8900 datori di lavoro svizzeri - hanno effettuato procedure di conciliazione con le imprese interessate. Circa il 60% di queste procedure sono terminate con successo: le aziende hanno versato a posteriori lo stipendio dovuto o hanno deciso di aumentarlo successivamente.

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