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L'ex presidente della Banca nazionale svizzera Jean-Pierre Roth

Keystone/STEFFEN SCHMIDT

(sda-ats)

Voler reintrodurre una soglia minima di cambio franco-euro è un'illusione. Lo ha affermato stamane ai microfoni della RTS, l'ex presidente della Banca nazionale svizzera (BNS), Jean-Pierre Roth, per il quale "difendere un corso artificiale sarebbe irresponsabile".

"Non si possono ordinare questi tipi di decisione", ha spiegato Roth. Il Vallesano rispondeva a una domanda sulla richiesta avanzata da taluni negli scorsi giorni di una nuova soglia minima di 1,15 franchi per un euro.

Resistenza straordinaria

Il tasso attuale si situa al di sopra degli 1,07 franchi, portarlo a 1,15 non cambierebbe granché, ha precisato colui che è stato presidente della BNS tra il 2001 e il 2009. Roth ha peraltro lodato la capacità di resistenza "straordinaria" dell'economia svizzera dopo l'abbandono due anni fa del tasso di 1,20 franchi per 1 euro.

"Ciò è dovuto alla flessibilità dell'economia elvetica, alla sua diversificazione e al fatto di possedere campioni in determinati settori", ha aggiunto Roth. Questa resistenza, che si verifica dal 6 settembre 2011 e dall'allora introduzione della soglia minima di cambio franco-euro, occorre incoraggiarla e non ostacolarla.

Misure non convenzionali

Secondo l'ex presidente della BNS, quella decisione - come tutte le misure non convenzionali, era destinata a scomparire un giorno o l'altro.

Roth mette nella stessa categoria l'introduzione di tassi di interessi negativi introdotti da talune banche oltre due anni fa.

SDA-ATS

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