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Unesco, Grande barriera corallina non è sito 'in pericolo' (foto d'archivio).

KEYSTONE/EPA AAP/JAMES COOK UNIVERSITY

(sda-ats)

Il Comitato del Patrimonio Mondiale dell'Unesco, riunito a Cracovia per la sua 41/a sessione, ha deciso nuovamente di non inserire la Grande barriera corallina australiana nell'elenco dei siti "in pericolo".

Questo nonostante i pesanti danni subiti per l'ultimo maxi evento di sbiancamento dei coralli attribuito dagli scienziati in buona parte ai cambiamenti climatici.

Una scelta definita una "grande vittoria" dal governo australiano, ma accolta con scetticismo e critiche da scienziati e attivisti.

Un mese fa l'Unesco aveva affermato che la barriera sarebbe morta entro la fine del secolo se i Paesi non avessero ridotto drasticamente le emissioni di gas serra. Nella bozza del documento elaborato a Cracovia il comitato spiega che il piano "Reef 2050" di tutela del sito si sta rivelando efficace, ma che permane la "preoccupazione" per lo sbiancamento del 2016 e del 2017. Infine richiede un nuovo report sullo stato di conservazione del sito entro il primo dicembre 2019, che sarà valutato nella 44/ma sessione del Comitato nel 2020.

Terry Hughes, scienziato che ha guidato la missione di monitoraggio della barriera, su Twitter "risponde" alla "vittoria" di cui parla il governo chiedendosi ironicamente cosa sia una perdita e mostrando una mappa che documenta i danni ai "reef". Si stima che il 28% dei coralli sia morto.

Greenpeace Australia accusa i politici di "ipocrisia": "Se avessero davvero a cuore i danni alla barriera", spiega l'organizzazione, "avrebbero fatto il possibile per minimizzare il contributo australiano al cambiamento climatico".

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SDA-ATS