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Ungheria: Budapest sotto accusa UE, dubbi su democrazia

Questo contenuto è stato pubblicato il 17 gennaio 2012 - 21:41
(Keystone-ATS)

La nuova Ungheria di Viktor Orban finisce sotto accusa. La Commissione europea ha varato ufficialmente le tre procedure di infrazione annunciate da settimane.

L'analisi giuridica avviata da Bruxelles dopo i richiami inascoltati di dicembre, ha evidenziato che nella riforma costituzionale avviata dal premier ungherese - che col suo partito Fidesz controlla i due terzi del Parlamento di Budapest - ci sono fondati dubbi di compatibilità con il diritto europeo per le leggi che limitano l'indipendenza della banca centrale, dell'autorità garante della privacy e per il meccanismo di pensionamento anticipato dei giudici.

Il governo Orban avrà tempo fino al 17 febbraio per dare spiegazioni o cambiare le leggi. Se non lo farà scatterà il deferimento alla Corte europea di giustizia (e la trattativa per gli aiuti finanziari chiesti a Fmi e Ue rischia di restare bloccata nel frattempo).

La decisione dell'esecutivo di Bruxelles è stata annunciata oggi dal presidente Josè Manuel Barroso dopo la riunione del Collegio dei Commissari a Strasburgo in occasione della plenaria del Parlamento europeo.

La procedura è scattata in base all'art.258 del Trattato di funzionamento dell'Unione europea, quello che regola le procedure di infrazione ed attribuisce alla Commissione europea di chiedere spiegazioni e correzioni pena il deferimento alla Corte europea di Giustizia. Insomma, una procedura "tecnica", non politica come sarebbe stato con l'attivazione dell'art.7 del Trattato di Lisbona che scatta per violazione dei principi democratici e rispetto dei diritti umani sui quali è fondata l'Ue.

Il ministro ungherese dell'informazione, Ferenc Kovacs, ha apprezzato il distinguo, assicurando che il suo governo "risolverà presto tutti i problemi" e che se necessario è "disposto a cambiare le leggi". Ma se la scelta ufficiale della Commissione è stata di sapore tecnico-giuridico, il riferimento politico è stato pronunciato da Barroso. "Non vogliamo - ha detto - che resti a lungo sul paese l'ombra del dubbio sul rispetto dei principi e valori democratici".

Troppo poco per larghi settori del Parlamento europeo dove domani pomeriggio sarà proprio Viktor Orban a presentare le sue ragioni. Il dibattito sull'Ungheria di fatto sarà il primo test "politico" per il nuovo presidente dell'Eurocamera. Al confronto in plenaria parteciperà anche Barroso.

All'opinione pubblica ungherese Orban ha detto che verrà a Strasburgo per "respingere la campagna ostile della sinistra". Il PPE, il partito di cui Orban è anche vicepresidente, è ufficialmente schierato a difesa dell'ungherese. E Schulz ha dato il benvenuto alla scelta di esporre le sue ragioni al Parlamento facendo però notare al premier ungherese che le procedure di infrazione sono state decise dalla Commissione. Che è guidata da Barroso, esponente dello stesso Ppe e non certo uomo di sinistra.

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