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Arrivano le prime conferme sul tragico naufragio nel Mediterraneo della scorsa settimana in cui sarebbero annegati centinaia di migranti.

L'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati (Unhcr) informa in una nota di avere svolto ieri un'indagine a Kalamata, in Grecia, dove sono arrivati 41 sopravvissuti originari di Somalia, Sudan, Etiopia ed Egitto. Queste persone hanno detto di essere state coinvolte in un naufragio che sarebbe costato la vita a circa 500 migranti, o di avervi assistito.

Tra le 100 e le 200 persone sarebbero partite da un punto della costa libica presso Tobruk - e non dall'Egitto come indicato nei giorni scorsi - in un'imbarcazione in pessime condizioni. Una volta al largo, i trafficanti avrebbero tentato di far salire a bordo altre persone che si trovavano su una barca più piccola. A causa del sovraffollamento, l'imbarcazione più grande sarebbe affondata.

I 41 migranti sopravvissuti (37 uomini, tre donne e un bambino di tre anni), prosegue l'Unhcr, sono persone che non erano ancora salite a bordo dell'imbarcazione affondata o che hanno raggiunto quella più piccola a nuoto, dopo l'incidente. La barca ha poi vagato alla deriva prima di essere avvistata il 16 aprile. Il giorno dopo sono giunti a Kalamata, dove sono stati identificati dalla polizia ed alloggiati nello stadio locale.

Non è chiaro quando esattamente sia avvenuto il naufragio. L'Unhcr chiede un'indagine approfondita sull'incidente da parte degli stati coinvolti e chiede maggiori sforzi e cooperazione internazionale per salvare vite umane e combattere i trafficanti. L'agenzia Onu per i rifugiati rinnova infine l'appello affinché l'Europa promuova percorsi certi e legali per i richiedenti asilo.

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SDA-ATS