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ROMA - Una violenta tempesta tropicale si è ieri abbattuta sul Guatemala lasciando dietro di sé una scia di distruzione e di morte in un paese già chiamato a far fronte all'emergenza provocata dall'eruzione del vulcano Pacaya.
La tempesta, che i meteorologhi hanno battezzato Agatha, secondo l'ultimo bilancio ha provocato almeno 63 morti nel paese centroamericano. Altre 13 vittime sono state segnalate in Salvador e una in Honduras. La furia degli elementi, inoltre, ha provocato gravi danni anche in alcune regioni del sud del Messico.
Secondo le autorità guatemalteche, Agatha ha perso di intensità ma la popolazione è stata invitata a restare in guardia e ad adottare tutte le precauzioni possibili perché il paese continuerà ad essere interessato da forti piogge, con il pericolo di allagamenti e frane.
Oltre 74 mila persone sono state costrette ad abbandonare le loro case. Il governatore del Dipartimento di Chimaltengo, Erick de Leon, ha detto che una cinquantina di persone sono morte nel suo distretto. Altri 14 morti sono stati segnalati nella cittadina di San Antonio Palopo, a 160 chilometri a sud-est della capitale.
I soccorritori sono già all'opera nelle regioni colpite e stanno tentando di raggiungere alcuni villaggi rimasti tagliati fuori dalle frane dove si teme possano esserci altre vittime.
Ingrossati a dismisura dalle violente piogge portate da Agatha, diversi fiumi hanno rotto gli argini allagando città e campagne. Un ponte è stato spazzato via dalla furia delle acque nei pressi di Città del Guatemala e diversi quartieri della capitale sono rimasti senza elettricità.
Con Agatha, l'eruzione del Pacaya, iniziata giovedi scorso, presenta un problema in più per le autorità. Il drenaggio del vulcano è bloccato e gli esperti non sanno ancora valutare che cosa potrà comportare l'accoppiata di questi minacciosi fenomeni naturali.
Il vuclano anche ieri ha continuato a far uscire lava ma l'intensità sembrava essere diminuita. L'aeroporto internazionale di Cittàdel Guatemala, chiuso proprio per l'eruzione, non sarà riaperto prima di martedi.
Già si prevedono gravissimi danni alle piantagioni di caffé sia in Guatemala sia in Salvador. Le associazioni di categoria, al momento, tengono le dita incrociate e fanno sapere di non essere ancora in grado di quantificare.

SDA-ATS