Scoppia la tensione al Palazzo di Vetro dell'Onu tra Stati Uniti e Cuba. I diplomatici dell'Avana hanno interrotto un evento organizzato da Washington sulla situazione dei prigionieri politici cubani battendo i pugni sul tavolo e urlando: "Cuba sì, embargo no".

L'ambasciatrice Usa al Consiglio Economico e Sociale (Ecosoc), Kelley Currie, ha chiesto ripetutamente l'intervento della sicurezza, ma invano, visto che in base ai protocolli delle Nazioni Unite i diplomatici non posso essere trattenuti fisicamente.

"In vita mia non ho mai visto dei diplomatici comportarsi come la delegazione cubana oggi. È stato sconvolgente e inquietante", ha detto, sottolineando come "questo comportamento da criminali non deve avere posto alle Nazioni Unite".

Il Dipartimento di Stato americano, presentando la campagna intitolata 'Jailed for What?', ha affermato che i 130 prigionieri politici cubani sono "un segno esplicito della natura repressiva del regime e rappresentano un palese affronto alle libertà fondamentali che gli Stati Uniti e molti altri governi democratici sostengono".

L'ambasciatrice cubana al Palazzo di Vetro, Anayansi Rodríguez Camejo, ha descritto la riunione come una "farsa politica". "Cuba è orgogliosa dei suoi record sui diritti umani - ha commentato -. Al contrario, gli Usa non hanno la moralità per dare lezioni, e ancor meno su questa materia". Il governo dell'Avana sostiene di non avere prigionieri politici e definisce i dissidenti come mercenari pagati da Washington per destabilizzare il governo.

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