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Dopo le stragi dell'11 settembre l'Ordine degli psicologi americani collaborò segretamente con l'amministrazione di George W. Bush per rafforzare le giustificazioni etiche e legali delle torture a cui furono sottoposti prigionieri catturati nella guerra al terrorismo.

La denuncia è di un rapporto di psicologi dissidenti e attivisti per i diritti umani ottenuto dal New York Times.

Costruito sulla base di messaggi email inediti, il dossier è il primo a stabilire un legame tra l'American psychological association (APA) e gli interrogatori sotto tortura dei detenuti nelle basi Usa, a Guantanamo e ad Abu Ghraib. Sostiene che gli sforzi del gruppo per mantenere psicologi coinvolti nel programma di interrogatori coincisero con quelli dell'amministrazione Bush di salvare il programma dopo la devastante pubblicazione nel 2004 delle foto di abusi nel carcere di Abu Ghraib in Iraq.

"L'APA si coordinò segretamente con funzionari della Cia, della Casa Bianca e del Pentagono per definire giustificazioni etiche degli interrogatori sulla base della sicurezza nazionale che si allineavano con le linee guida legali che autorizzavano le torture da parte della Cia", concludono gli autori del rapporto.

Il coinvolgimento degli psicologi è rilevante perché a sua volta aiutò il Dipartimento della giustizia a argomentare in segreto che il programma era legale e non costituiva tortura dal momento che professionisti della salute supervisionavano le attività degli agenti dell'intelligence.

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SDA-ATS