Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

Ulteriore rinvio per l'Obamacare in seguito all'assenza in aula del senatore John McCain, convalescente dopo un intervento all'occhio.

KEYSTONE/AP/JACQUELYN MARTIN

(sda-ats)

La promessa che Donald Trump ha fatto agli americani di revocare e sostituire l'Obamacare sprofonda in una incertezza anche maggiore di quella che fino ad ora ha reso il tycoon furente, con un altro rinvio al Congresso.

È sabato sera inoltrato quando il leader della maggioranza repubblicana al Senato Mitch McConnell è costretto ad annunciare che il tentativo (già estremo) di superare lo stallo esaminando (e votando) la prossima settimana un nuovo testo modificato deve essere rinviato causa l'assenza in aula del senatore dell'Arizona John McCain (80 anni), convalescente dopo un intervento chirurgico per un coagulo di sangue sull'occhio sinistro.

Un nuovo duro colpo alla 'controriforma' della Sanità che a quasi sei mesi dall'insediamento della nuova amministrazione e del nuovo Congresso non riesce a vedere la luce. E la decisione di McConnell non è altro che la constatazione del limbo in cui è intrappolata a causa delle divisioni interne al partito repubblicano. Perchè con l'assenza di McCain si vanifica il tentativo di far procedere il testo e si rischia piuttosto di affossarlo, in quanto i repubblicani semplicemente non hanno i numeri. Il Grand Old Party conta una maggioranza minima al Senato, di 52 senatori su 48. Tra questi due (la moderata Susan Collins del Maine e il conservatore Rand Paul del Kentucky) hanno già dichiarato di opporsi al testo, anche nella sua versione di recente rivista, annunciando quindi che voteranno 'No'. Inoltre un'altra manciata di senatori ha espresso le sue riserve anche sulla nuova versione del disegno di legge che McConnell ha presentato lo scorso giovedì. Votare senza McCain sarebbe quindi suicidio.

La Casa Bianca per il momento non interviene e si limita ad augurare una "rapida guarigione" a John McCain. Ma Donald Trump sarà di sicuro furioso nel vedere cadute nel vuoto le sue vigorose sollecitazioni. A più riprese il presidente ha fatto sentire la sua voce forte e chiara, mandandola messaggio dopo messaggio, di persona e via Twitter, per rintuzzare, spronare e anche redarguire i repubblicani: soltanto pochi giorni fa affermava che sarebbe sarà "molto arrabbiato" se il nuovo testo di legge sulla Sanità non passerà al Senato, e con riferimento diretto McConnell, intimava: deve portare a casa il risultato.

La furia del presidente ha a che fare con la promessa fatta agli americani di revocare e sostituire l'Obamacare 'subito', ma anche con la sua situazione più in generale: portare a casa questo risultato svierebbe l'attenzione dagli sviluppi sul cosiddetto 'Russiagate', che lui minimizza continuando a tuonare contro i media, ma i sondaggi non perdonano: l'ultimo rilevamento Washington Post-Abc registra un livello di approvazione ai minimi storici, con il 36% di consensi rispetto al 42% di aprile.

Mentre il livello di disapprovazione è al 58%, con un aumento di cinque punti percentuali. Il 48% inoltre afferma di "disapprovare fortemente" l'operato di Trump, in tempi recenti così in basso era sceso soltanto George W. Bush nel suo secondo mandato. Ma Trump non ci sta, e twitta: "Anche se quasi il 40% non è male in questa fase. ABC/Washington Post è stato praticamente il più inaccurato ai tempi delle elezioni".

SDA-ATS