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Internet non salverà il mondo. Qualunque cosa ne pensino Mark Zuckerberg e gli altri miliardari tecnologici della Silicon Valley. Eliminare le malattie, quello sì che può fare la differenza. Ne è convinto Bill Gates che in una lunga intervista al Financial Times torna a parlare della sua filosofia di vita.

Il fondatore di Microsoft si definisce un tecnocrate. Ma non crede che la tecnologia sia la panacea. O, per essere più precisi, non crede possa risolvere una serie i problemi chiave che affliggono i più vulnerabili: la diffusione di malattie nel mondo sviluppato e la povertà, la mancanza di opportunità e la disperazione che essi generano.

"Amo ancora l'IT - dice Gates al giornalista del Financial Times Richard Waters - ma se vogliamo migliorare le nostre vite dobbiamo occuparci di questioni ben più elementari come la sopravvivenza dei bambini e le risorse alimentari".

In questi giorni sembra che ogni miliardario della West Coast abbia una visione su come la tecnologia possa far diventare il mondo un posto migliore. E un punto centrale sembra essere che internet sia una forza inevitabile per un miglioramento sociale ed economico.

È una visione che ha portato recentemente Mark Zuckerberg a redigere un piano per traghettare la rete ad altri cinque miliardi di individui nei prossimi anni: uno sforzo che il fondatore di Facebook ha definito "una delle più grosse sfide della nostra generazione".

Ma alla domanda se fornire al pianeta una connessione internet sia più importante che trovare un vaccino contro la malaria, Bill Gates non nasconde la sua irritazione. "Una priorità? È uno scherzo". Poi rilancia: "Cos'è più importante, la connettività mondiale o il vaccino per la malaria?. Se qualcuno pensa che la connessione al web sia la chiave, ottimo, buon per lui. Io non condivido".

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SDA-ATS