Per protestare contro la ripresa delle trivellazioni petrolifere in Alaska, centinaia di ambientalisti a bordo di kakyak hanno circondato l'enorme piattaforma petrolifera Polar Pioner di Royal-Dutch Shell formando una catena umana nella baia di Seattle.

Baia che la società intende usare come base logistica delle operazioni più a nord, tenendo sempre pronta una piattaforma di riserva.

Gli ambientalisti, contrari alla sfruttamento dell'Artico per l'estrazione di greggio che in caso di incidente potrebbe alterare il precario equilibrio ambientale della regione, non vogliono che Seattle sia usata come base per le operazioni della Shell nel mare di Chukchi a largo delle coste orientali dell'Alaska.

I dimostranti hanno pianificato giorni di proteste sia a terra che a Elliott Bay, il porto di Seattle, dove giovedì è arrivata a bordo di un'enorme barca-pontone la prima piattaforma.

Tra quanti si oppongono alle operazioni del colosso petrolifero anche lo stesso sindaco di Seattle Ed Murray. Era stato all'inizio della settimana lo U.S. Bureau of Ocean Energy Management a dare il via libera alla ripresa delle prospezioni petrolifere, interrotte nel 2012 per problemi tra cui un incendio su una piattaforma.

A fare pressione anche i politici dell'Alaska interessati a generare nuovi posti di lavoro. La Shell ha già speso circa 6 miliardi di dollari per l'esplorazione nell'Artico che si stima celi sotto i ghiacci il 20% delle riserve mondiali di petrolio e gas.

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