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Usa: Newsweek, sempre più donne in carriera, ma guadagnano meno

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 settembre 2011 - 22:05
(Keystone-ATS)

Donne capi di Stato, donne cancelliere, donne premi Nobel, e donne alla guida persino di una delle più prestigiose istituzioni internazionali come il Fondo monetario internazionale. Avanza la "valanga rosa" nel mondo della politica e dell'economia, soprattutto nei paesi democratici e ad alto reddito, con l'Europa del Nord in testa. Ma attenzione: il gap in termini di guadagni tra maschi e femmine rimane alto ovunque.

E nelle aree del pianeta straziate dalla guerra, sottoposte a regimi dittatoriali e semplicemente più povere la situazione per l'altra "metà del cielo" rimane oppressa, difficile e pericolosa. Basti pensare alle mutilazioni genitali a cui in Somalia vengono sottoposte il 95% delle ragazzine.

La mappa dei progressi per la popolazione femminile del globo è stata stilata anche quest'anno dal settimanale americano "Newsweek", che ha preso in considerazione 165 paesi analizzando lo status delle donne in cinque aree: il loro trattamento in termini di legislazioni statali, l'accesso alla politica, al lavoro, alla formazione e alla sanità.

E la nazione vincitrice è risultata l'Islanda con il suo presidente donna, seguita a ruota da Svezia e Canada. Quarta la Danimarca, quinta la Finlandia, sesta la Svizzera e settima la Norvegia. Seguono gli Stati Uniti, l'Australia e i Paesi Bassi.

Dal rapporto emerge come la vita quotidiana per decine di milioni di donne rimane drammatica in paesi come il Pakistan dove ancora oggi più di mille donne l'anno vengono uccise legalmente per motivi d'onore, in Arabia Saudita dove le signore non possono votare o guidare, in Chad dove le donne non hanno il diritto legale praticamente di fare nulla e solo il 20% di loro è in grado di leggere. O nell'Afghanistan piagato da una mortalità femminile per parto elevatissima.

Un caso straordinario citato nel rapporto di "Newsweek" dei progressi possibili in pochi anni, è quello del Ruanda: dal 2003 ad oggi - ossia dal termine della guerra civile - le donne hanno conquistato più del 50% dei seggi in parlamento e l'educazione femminile tiene il passo con quella maschile.

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