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La crescita americana accelera, con il Pil che sale a sorpresa nel terzo trimestre del 2,8%, segnando il miglior risultato del 2013. Ma i dati del Dipartimento del Commercio nascondono debolezze: i consumi sono saliti solo dell'1,5%, l'aumento minore dal 2011, e anche le spese delle aziende rallentano. Gli analisti scommettevano su una crescita del 2%, in calo sul trimestre precedente, e sono scettici, puntando gli occhi sulla Fed: il dato apparentemente positivo potrebbe accelerare il ritiro del piano di acquisto di asset da 85 miliardi di dollari al mese. Dopo un avvio di rialzo con il taglio dei tassi della Bce, Wall Street ripiega proprio sui timori di una stretta a breve della Fed, forse già a dicembre. In calo anche le piazze europee, con Milano maglia nera in calo del 2,07%, ma con Parigi in calo dello 0,14%, Madrid dello 0,98% e Londra dello 0,66%. Solo Francoforte si mantiene positiva, chiudendo in progresso dello 0,44%.

"Una crescita del 2,8% sembra forte. Ma il problema fondamentale di lungo termine sono i consumatori, la cui domanda resta circoscritta da un aumento del reddito che resta insignificante", afferma il responsabile delle analisi macroeconomiche del Conference Board, Kathy Bostjancic. Il +2,8% registrato nel periodo luglio-settembre segue il +2,5% del secondo trimestre e il +1,1% dei primi tre mesi dell'anno. "La ripresa continua e ha continuato a prendere slancio prima dello shutdown, con il decimo trimestre consecutivo di crescita", mette in evidenza la Casa Bianca. La fotografia sull'economia americana arriva in ritardo di una settimana a causa proprio dello shutdown. Domani sarà comunicato il dato sul mercato del lavoro, con gli analisti che si attendono la creazione di 125.000 posti di lavoro in ottobre e un aumento del tasso di disoccupazione al 7,3%.

"Nonostante il risultato solido, ci sono dei timori. I consumatori restano motore della crescita ma le loro spese continuano a essere stagnanti" affermano gli analisti, che attendono il discorso, a questo punto chiave, del presidente della Fed, Ben Bernanke, il prossimo 19 novembre. Il 14 novembre sarà invece la volta di Janet Yellen, che sarà audita nell'ambito del processo di conferma della sua nomina alla guida della banca centrale. L'andamento positivo del Pil complica infatti il lavoro della Fed, che potrebbe incontrare difficoltà a giustificare un mantenimento degli aiuti.

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SDA-ATS