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Il presidente americano Donald Trump.

KEYSTONE/AP/SUSAN WALSH

(sda-ats)

"Sono indagato per aver licenziato il direttore dell'Fbi proprio da chi mi ha detto di licenziare il direttore dell'Fbi". Nel suo solito stile un po' sibillino, Donald Trump, con un tweet ammette di essere sotto inchiesta.

Allo stesso tempo il presidente americano lancia un nuovo attacco, anche se non è ben chiaro a chi si riferisca quando parla "dell'uomo" che gli avrebbe detto di licenziare James Comey.

Secondo alcuni, anche tra i tanti che ogni volta commentano, con toni fortemente denigratori, i tweet del presidente, Trump si sarebbe riferito a Robert Mueller, il procuratore speciale per il Russiagate e predecessore di Comey alla guida del bureau.

Ma per altri la stoccata è per il vice ministro della Giustizia, Rod Rosenstein, che supervisiona tutte le questioni relative al Russiagate da quando il ministro Jeff Sessions si è ricusato, visto il suo coinvolgimento. In questo ruolo, Rosenstein ha firmato prima la controversa lettera in cui si raccomandava a Trump il licenziamento di Comey e poi - di fronte all'enorme polemica che ha provocato questa mossa - ha deciso la nomina di Mueller.

Secondo quanto emerso nei giorni scorsi, Trump non avrebbe mai digerito questa decisione e considera Rosenstein, ma anche Sessions, responsabili per questo 'autogol'.

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SDA-ATS