Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

Donald Trump non molla nonostante le infuocate polemiche, anzi insiste, tornando a parlare di Messico e dei messicani che, ribadisce, "in molti casi sono criminali, trafficanti di droga e stupratori".

"Distorcono le mie parole", ha inizialmente detto il miliardario sceso in campo come candidato per la nomination repubblicana nella corsa per la Casa Bianca, mentre il fronte repubblicano si spacca sulle sue parole, con chi ne riconosce un 'senso' e chi le respinge e si dissocia. Il tentativo è di 'correre ai ripari' quindi, ma di fatto non arretra.

Così torna a sottolineare che "il governo messicano spinge negli Stati Uniti i suoi cittadini indesiderati" che in molti casi - dice ancora - "sono criminali, trafficanti di droga, stupratori, ecc". Prova a limare: "Molte persone favolose vengono dal Messico e per questo il nostro Paese è un posto migliore", ma poi continua definendo gli Stati Uniti una "discarica per il Messico".

Intanto spunta anche un misterioso Tweet in cui si scrive che la strenua difesa del Messico da parte di Jeb Bush (che dalle parole di Trump si è dissociato) sarebbe dovuta al fatto che la moglie del candidato repubblicano, Columba, è messicana. Il post sarebbe comparso sul profilo ufficiale di Twitter del miliardario, secondo alcune fonti anche ritwittato da Trump, ma il commento è stato poi cancellato.

Queste controverse 'uscite' sono già costate al ricco imprenditore contratti e denaro con società e aziende che lo hanno scaricato, Nbc e Macy's su tutte, e continuano a dividere il campo repubblicano affollato di candidati nella corsa alla Casa Bianca. Ted Cruz per esempio, senatore del Texas, riconosce a Trump il merito di aver portato la questione dell'immigrazione illegale al centro del dibattito. "Ha una maniera colorita di esprimersi che non mi appartiene - ha detto - ma non verrò trascinato nella trappola mediatica di scagliarmi contro gli altri repubblicani".

Jeb Bush è invece di tutt'altro avviso: definisce le parole di Trump "straordinariamente brutte" e afferma che sono "molto lontane dal pensiero della media dei repubblicani". Rick Santorum, invece, pur prendendo le distanze dal suo modo di esprimersi, sostiene che Trump abbia evidenziato una questione molto importante. Mentre il texano Rick Pery non ha dubbi: "Donald Trump non rappresenta il partito repubblicano", dice. Così come Marco Rubio ha condannato le parole del milionario sottolineando che "non solo sono offensive e inaccurate, ma anche divisive".

E Chris Christie, amico di lunga data di Trump: "I suoi commenti sono stati inappropriati e non hanno spazio nella campagna. Siamo amici da 13 anni ma a volte anche i buoni amici dicono cose con cui non si è d'accordo". Critici anche Mike Huckabee, Bobby Jindal e l'ex governatore di New York George Pataki.

Neuer Inhalt

Horizontal Line


subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.

swissinfo IT

Unitevi alla nostra pagina Facebook in italiano

SDA-ATS