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Ebbene sì, l'hanno rifatto. I repubblicani alla Camera dei rappresentanti - ramo del Congresso americano in cui sono in larga maggioranza - hanno votato per la 33/esima volta l'abrogazione dell'odiata "Obamacare", pur sapendo che si tratta di un gesto meramente simbolico.

La norma, infatti, non passerà mai al Senato, dove la stragrande maggioranza dei parlamentari è invece democratica. Senza contare che il presidente Barack Obama ha annunciato da tempo il veto su qualunque norma avesse come obiettivo l'abolizione della riforma sanitaria, fiore all'occhiello del suo primo mandato, insieme all'uccisione di Osama bin Laden.

Dunque, l'ennesima provocazione del Grand Old Party, a cui non va proprio giù che la Corte Suprema abbia dato il suo ok alla legge, che introduce l'obbligo per tutti gli americani (tranne i meno abbienti) di dotarsi di un'assicurazione medica, pena una sanzione, o una "tassa" come dicono gli avversari di Obama.

La sentenza è per di più passata grazie al voto di uno dei "saggi" di nomina repubblicana, che molti non hanno esitato a definire come un "traditore". Ma se di provocazione si tratta, quella dei deputati repubblicani, guidati da Eric Cantor, è una provocazione un pò stanca, come traspare dai titoli dei media americani.

"La Camera vota (ancora) l'abrogazione dell'Obamacare", titola ironico il sito del Nyt. Praticamente identica l'apertura del seguitissimo Politico.com. Più graffiante l'Huffington Post, che sulla sua hompage scrive la parola "Repeal" (Abrogazione) per ben 33 volte. E sotto: "Ma la riforma è ancora lì".

La verità è che il futuro dell'Obamacare dipende solo dal voto del prossimo 6 novembre. L'Election Day sarà in fondo anche una sorta di referendum sulla riforma, con l'avversario del presidente Obama, il candidato Mitt Romney, che ha promesso: se arriverò alla Casa Bianca il mio primo atto sarà "uccidere" quella riforma.

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SDA-ATS