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Lla strada per la candidatura democratica del vicepresidente americano Joe Biden alle presidenziali del 2016 è definitivamente aperta. Il nullaosta di Barack Obama è giunto nell'incontro privato tra i due ieri alla Casa Bianca, secondo la CNN.

Se - si affrettano tutti a precisare - non si tratta di un endorsement vero e proprio, certo era un passo obbligato, che facilita Biden ormai impegnato ad accelerare i preparativi della discesa in campo che deve arrivare entro il prossimo mese.

Non c'è tempo da perdere: dopo il via libera di Obama, Biden già ieri in serata avrebbe incontrato anche due dei principali consiglieri del presidente, Anita Dunn e Bob Bauer, al fianco di Obama per quasi un decennio. All'incontro - rivela sempre la CNN - avrebbe partecipato anche il capo dello staff del vicepresidente Biden, Steve Ricchetti. Deve mettere a punto una squadra per preparare una campagna elettorale capace di sfidare Hillary Clinton.

Questo è il punto: Hillary è in difficoltà, e da settimane ormai. L'"e-mailgate", lo scandalo sull'account di posta elettronica privato utilizzato durante il suo mandato da segretario di Stato sta mettendo a rischio il sogno della ex first lady. Pesa troppo perché il tallone di Achille per Hillary è la fiducia. E c'è già chi osserva che la candidata ha sbagliato a lasciar correre, a non voler dare risposte chiare come da più parti le si rimprovera.

Anche per questo molti democratici possono a questo punto voler cambiare cavallo. I sostenitori di Biden sono già in piena attività: è stata fatta circolare una lettera, a firma del gruppo a sostegno della candidatura 'Draft Biden', che invita figure chiave nell'ambito a considerare la possibilità di schierarsi con il vicepresidente.

"Gli americani vogliono un presidente che dica le cose come stanno. Tutti conoscono lo stile diretto e l'approccio genuino di Joe Biden alla politica - si legge -. Si aggiunga poi a queste qualità un curriculum da peso massimo, decenni al Senato e sette anni e mezzo da vice alla Casa Bianca, e le motivazioni a favore di Joe Biden sono chiarissime".

La stima che Biden riscuote a Washington è un fatto noto. Tanto che la prospettiva di una sua candidatura pone un vero a proprio dilemma anche tra lo staff della Casa Bianca. Diversi si erano già schierati con Hillary, mettendo a disposizione la propria forza politica, cambiare campo adesso pone un problema di lealtà. Lo stesso Obama non è in una posizione facile: se ha più volte dichiarato che scegliere Biden come suo vice è stata la sua decisione migliore, dall'altra anche di Hillary aveva detto che potrebbe essere un presidente eccezionale.

Biden adesso deve soppesare bene le sue forze per capire se può farcela: deve capire quanti soldi è in grado di raccogliere. Deve valutare l'impatto sulla famiglia, provata dal dolore per la recente scomparsa del figlio Beau. Deve decidere come presentarsi: l'erede naturale di Obama che promette il tutto e per tutto in un solo mandato? (Ha 72 anni, cinque più di Hillary). Potrebbe funzionare, senza aspettative di rielezione si sa, si osa di più (Obama lo dimostra).

Attenzione alla "macchina Hillary" però. Se Biden deciderà davvero di correre sarà agguerritissima. E i primi scrutini primari, Iowa e New Hampshire a febbraio, fino al "Super MAertedì" (con 12 primarie previste) il primo marzo, saranno decisivi. Per Biden, se davvero scenderà in campo, sarà fondamentale resistere fino al 26 aprile, quando sono in calendario cinque primarie di cui tre a lui favorevoli: Pennsylvania e Delaware (dove gioca in casa), e Maryland.

John Podesta, ex consigliere di Obama che presiede la campagna di Hillary Clinton, dice di non essere affatto nervoso all'idea che Biden possa scendere in campo, ma c'è da scommettere che al quartier generale di "Hillary for America" a Brooklyn si stiano già affilando le armi. Molto dipenderà dalla performance di Hillary nelle prossime settimane, anche da come reagirà e commenterà le attuali turbolenze finanziarie, alla luce delle quali la campagna elettorale entrerà in una fase più decisiva.

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SDA-ATS