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Hillary Clinton prova a cambiare tattica. Dopo la sonora sconfitta in New Hampshire, l'ex segretario di Stato passa al contrattacco, legandosi alla presidenza Obama e definendo Bernie Sanders come un "candidato monotematico".

Un cambio che sembra funzionare: Hillary vince il sesto dibattito democratico con Sanders che, pur trasudando sicurezza, non si impone. Una vittoria che Clinton deve anche alla 'clemenza' dei moderatori, che non la incalzano sullo scandalo delle email, sui rapporti con Wall Street e sulla richieste di informazioni da parte del Dipartimento di stato sulla Fondazione di famiglia.

Nessuna domanda neanche sulle turbolenze dei mercati e la possibilità di una nuova recessione negli Stati Uniti. "La politica macroeconomica è assente dalla campagna" e questa "è stupidità economica" denuncia il premio Nobel all'Economia, Paul Krugman.

Repubblicani e democratici si guardano dall'entrare nei dettagli delle loro possibili soluzioni, puntando la loro campagna su attacchi reciproci. Ad attaccare tutti, senza distinzione è Donald Trump, che se la prende anche con Papa Francesco, definito "molto politicizzato".

Il dibattito fra i due candidati democratici è 'educato'. Chi si attendeva una Hillary più aggressiva resta deluso. I due candidati si punzecchiano ma senza un affondo deciso, come se avessero paura di un passo falso in vista del prossimo voto in South Carolina e in Nevada.

Tutti e due sono a caccia dei voti delle minoranze, e non lo nascondono. Del resto in South Carolina gran parte dell'elettorato democratico è afroamericano. In Nevada lo è il 20%, mentre il 13% è di origine ispanica. Le loro posizioni sono simili su più temi: chiedono una riforma dell'immigrazione e della giustizia penale, anche perchè - denunciano - "troppi afroamericani sono in carcere".

Gli unici momenti di tensione - nel confronto televisivo di Cnn e Pbs - sono su Henry Kissinger e Barack Obama. Alle critiche di Sanders sull'azione del presidente, Hillary risponde: "Mi aspetterei affermazioni del genere dai repubblicani. Obama non riceve i crediti che merita". Sanders replica: "È un colpo basso. Non sono stato io a correre contro Obama nel 2008".

Hillary gioca la carta Obama anche per difendersi dagli attacchi del rivale sui suoi legami con Wall Street. "Obama ha ricevuto donazioni da Wall Street ma non per questo non ha approvato la riforma" ricorda Hillary. "Non insultiamo l'intelligenza degli americani" risponde Sanders, mettendo in evidenza le differenze fra Hillary e il presidente.

Su Kissinger i due candidati si danno inattesa battaglia. "Posso dire con orgoglio che non è mio amico" afferma Sanders, ricordando che Kissinger ha consentito il genocidio in Cambogia. Hillary difende l'ex segretario di Stato, con il quale si è più volte consigliata.

Lo scontro fra Sanders e Hillary assume, anche in tv, i contorni di una battaglia di genere, anche se Hillary precisa: "Non chiedo di votarmi perchè sono una donna. Alla Casa Bianca rappresento tutti". E proprio su Pennsylvania Avenue 1600 Hillary scivola. "Quando sono alla Casa Bianca..." dice Hillary. Sanders l'ha ripresa subito: "Segretario, ancora non è alla Casa Bianca...".

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SDA-ATS