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I rapporti tra Stati Uniti e Cina saranno pure al livello più basso da oltre 40 anni, dallo storico viaggio del presidente Richard Nixon a Pechino del 1972. Ma gli affari delle aziende americane col gigante asiatico vanno a gonfie vele. E quelle che scelgono lo yuan come moneta di scambio, a scapito del dollaro, sono aumentate a livelli record negli ultimi mesi.

Così - secondo l'ultimo rapporto Swift, servizio finanziario che monitora i flussi monetari internazionali, riportato dal Wall Street Journal - gli Usa sono diventati il quarto Paese al mondo a commerciare in yuan, superando Taiwan e piazzandosi dietro solo alla Cina, ad Hong Kong, a Singapore e al Regno Unito.

In particolare, i pagamenti in yuan effettuati dalle imprese americane - da giganti come la Ford ai piccoli importatori di abbigliamento - nell'ultimo anno sono addirittura quadruplicati, rappresentando il 2,6% del totale delle transazioni mondiali in yuan. Gli esperti spiegano come il successo della moneta cinese - spesso al centro di durissime polemiche sui cambi tra Washington e Pechino - è dovuto al fatto che gli importatori americani possono spesso negoziare prezzi più convenienti con i fornitori asiatici. In pratica, se accettano di usare lo yuan pagano meno. Mentre è un dato di fatto che gli esportatori cinesi tendono ad alzare la posta quando le transazioni vengono effettuate in dollari. Questo per compensare le ricadute negative di possibili fluttuazioni nel tasso di cambio.

Certo - sottolinea il Wsj - le transazioni in yuan rappresentano ancora una porzione molto piccola degli scambi commerciali tra Cina e Stati Uniti, che ammontano a circa 500 miliardi di dollari l'anno. Ma sempre più aziende e banche in entrambe i Paesi pensano che il 'renminbì (come viene chiamato lo yuan)è il futuro. E stia per prendere sempre più piede come moneta di scambio a livello internazionale, minacciando la leadership del dollaro.

E il rapporto Swift è stato diffuso proprio mentre a Pechino il segretario al Tesoro americano, Jack Lew, è tornato ad esortare le autorità cinesi a superare le rigidità che ancora oggi caratterizzano il cambio dello yuan. Uno yuan tenuto debole proprio per facilitare le esportazioni.

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SDA-ATS