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Il due giorni di faccia a faccia tra il presidente usa Barack Obama e quello cinese Xi Jinping si è appena concluso a Washington tra luci e ombre.

L'accordo sul clima e la volontà di aprire una nuova era di relazioni da una parte, il braccio di ferro su cyberspazio, sud del mar della Cina e diritti umani dall'altra.

Ma ora al Palazzo di Vetro dell'Onu, a New York, le tensioni tra Stati Uniti e Cina rischiano di allargarsi a un nuovo fronte: i diritti delle donne.

Una delle prime iniziative per la 70/a Assemblea generale delle Nazioni Unite è infatti il summit sull'eguaglianza di genere presieduto dal presidente cinese Xi nel ventesimo anniversario della storica conferenza di Pechino sui diritti delle donne. Ma gli Usa non ci stanno, e l'evento diventa l'occasione per un affondo nei confronti delle autorità cinesi che solo quest'anno hanno ingiustamente imprigionato cinque attiviste femministe. Affondo condotto dall'ambasciatrice americana all'Onu, Samantha Power, davanti ai 74 capi di stato e di governo che si riuniranno domani per l'occasione, tra cui il primo ministro italiano Matteo Renzi, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il premier giapponese Shinzo Abe. Assente invece Barack Obama.

Obiettivo dell'attacco dell'ambasciatrice Usa non sarà solo Pechino, ma molte altre capitali accusate di non rispettare i diritti delle donne: quei Paesi che sono al centro della campagna "#Freethe20", i cui attivisti chiedono la liberazione di 20 donne imprigionate in diversi Paesi del mondo solo per aver espresso le loro opinioni. Anche per Xi, comunque - sottolineano i media Usa - il summit presieduto dalla Cina rappresenta un'occasione: quella di dimostrare in patria che Pechino sta acquistando sempre più peso all'interno della comunità internazionale. Anche se sul rispetto dei diritti c'è ancora tantissima strada da fare.

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SDA-ATS