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USA-Corea: Obama all'ultimo confine della Guerra Fredda

Questo contenuto è stato pubblicato il 25 marzo 2012 - 18:06
(Keystone-ATS)

Con un giubbotto di pelle scura da top gun, il presidente americano Barack Obama ha visitato, per la prima volta, l'ultimo confine della Guerra Fredda: la DMZ, la Zona demilitarizzata che separa dal 1953 le due Coree, all'altezza del 38/mo parallelo.

In un gesto di solidarietà verso l'alleato sudcoreano, viste le tensioni con Pyongyang, Obama ha raggiunto con l'elicottero "Marine One", poco dopo essere arrivato in Corea del Sud, Camp Bonifas, il comando militare sotto l'egida dell'ONU a 400 metri dalla DMZ e dal villaggio di Panmunjom. Zone tutte già "ispezionate" da illustri predecessori come George Bush nel 2002, Bill Clinton nel 1993 e Ronald Reagan nel 1983.

"Siete la frontiera della libertà", ha detto incontrando circa 50 soldati riuniti in sala mensa. "Il contrasto tra le Coree del Sud e del Nord non poteva essere più chiaro, non poteva essere più netto, in termini di libertà e prosperità".

Il presidente, da una piattaforma d'osservazione, ha scrutato con un binocolo oltre cortina dietro un vetro anti-proiettile, osservando la bandiera nordcorena a mezz'asta nell'ultimo giorno di lutto a 100 giorni dalla morte del "Caro Leader", Kim Jong-il.

La sua visita in Corea del Sud cade col secondo summit sulla sicurezza nucleare di Seul (blindata e dove oggi s'è tenuta una protesta anti-nucleare) e le turbolenze intercoreane sul lancio del "satellite" annunciato da Pyongyang, tra il 12-16 aprile, nei festeggiamenti del 15 aprile per i 100 anni della nascita del fondatore e "Presidente Eterno", Kim Il-sung.

I capi di Stato e di governo (per la Svizzera Didier Burkhalter) di 53 nazioni e i vertici di 4 organizzazioni internazionali sono attesi a Seul per la due giorni che si aprirà domani.

Obama ha lanciato il primo vertice a Washington due anni fa, mentre l'appuntamento sudcoreano punta a elaborare azioni più specifiche per prevenire che materiali nucleari finiscano nelle mani di gruppi terroristici. Corea del Nord e Iran non sono "temi all'ordine del giorno", ma di fatto lo sono stati già negli incontri bilaterali pre-summit.

Obama ha chiarito, dopo il colloquio con il presidente sudcoreano Lee Myung-bak, che il presunto satellite (ritenuto essere un test di missile a lunga gittata, i cui pezzi sono in fase di assemblaggio alla base di Tongchang) aumenterebbe l'isolamento di Pyongyang con "conseguenze negative", mentre Lee ha rimarcato che c'è condivisione sul fatto che ogni "provocazione" troverebbe "risposta ferma".

Il colloquio in programma con il presidente cinese Hu Jintao includerà, ha detto l'inquilino della Casa Bianca, la domanda su "cosa faranno per influenzare" il cambio di comportamento della Corea del Nord, rilevando che Pyongyang "appare ancora instabile" dopo il cambio di leadership, con la morte di Kim Jong-il e dell'investitura del terzogenito Kim Jong-un.

Ad eccezione di Pyongyang, a Seul ci saranno gli altri leader dei negoziato a Sei, in stallo da dicembre 2008: il presidente russo Dmitri Medvedev e il premier giapponese Yoshihiko Noda.

Quanto all'Iran, c'è ancora tempo per una soluzione diplomatica, ma la finestra a disposizione "si sta chiudendo", ha avvertito Obama al termine del colloquio con il premier turco Recep Tayyip Erdogan. Insomma, una lotta contro il tempo.

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