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BERNA - Anche il presidente del PPD Christophe Darbellay passa tra i fautori di una Commissione parlamentare d'inchiesta (CPI) dopo la sentenza del Tribunale amministrativo federale (TAF) che ha giudicato senza base legale la consegna alle autorità fiscali americane dei dati di quasi 300 clienti UBS. Il suo omologo del PLR Fulvio Pelli rimane invece decisamente contrario.
In una intervista pubblicata oggi dalla "Neue Luzerner Zeitung", Darbellay propone una "costruttiva" soluzione di compromesso: "trasformare in CPI l'attuale gruppo di lavoro" delle commissioni parlamentari di gestione, composto di sei deputati e sei "senatori" e attivo già dalla primavera 2009, in modo da sfruttare al meglio il lavoro da esso già effettuato.
"Dobbiamo proprio picchiare sul tavolo", affinché il Consiglio federale, l'autorità di vigilanza sui mercati finanziari FINMA e anche l'UBS "si sveglino", afferma il consigliere nazionale vallesano: "vogliamo sapere in modo chiaro e netto che valore ha ancora il segreto bancario". Una CPI, rileva Darbellay, "non è soltanto un segnale forte": ha anche competenze assai più estese delle commissioni di gestione.
Secondo il presidente del PPD, la CPI "dovrà appurare non soltanto quello che di sbagliato hanno eventualmente fatto il Consiglio federale e la FINMA, ma anche quel che è successo nell'UBS". Le indagini dovranno essere condotte in modo accurato e indipendente da qualsiasi politica di partito, aggiunge Darbellay. A questo riguardo, il vallesano esprime qualche dubbio sulla indipendenza di giudizio del Partito liberale radicale: "in questa vicenda il PLR mi sembra coinvolto in modo piuttosto forte".
Il PPD non si è mostrato finora del tutto compatto sull'istituzione di una CPI, chiesta - con qualche voce dissidente - da UDC, PS e Verdi. "Non ci vuole una CPI", aveva indicato ieri la portavoce del partito Marianne Binder, mentre il consigliere agli Stati turgoviese Philipp Stähelin si era espresso a favore.
Fermo sulle posizioni contrarie a una CPI rimane il presidente del PLR Fulvio Pelli, che si esprime oggi sulle colonne del "Landbote" di Winterthur e della "Thurgauer Zeitung". "La sentenza del tribunale contiene già tutto quel che serve per una valutazione politica", afferma Pelli, per il quale è sufficiente il gruppo di lavoro delle commissioni di gestione.
Secondo il consigliere nazionale ticinese non hanno senso neppure le critiche al governo: "se qualcuno vuole formulare rimproveri, lo faccia all'indirizzo della FINMA e non del Consiglio federale". Secondo Pelli, la sola responsabilità dell'esecutivo era di rispondere il più rapidamente possibile alla richiesta di assistenza degli Stati Uniti, cosa che ha fatto.

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SDA-ATS