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BERNA - Dopo la sentenza del Tribunale amministrativo federale (TAF) contro la decisione della FINMA di consegnare alle autorità americane i dati relativi a circa 300 clienti di UBS, si fa sempre più forte la richiesta di una Commissione parlamentare d'inchiesta (CPI). Resta da vedere comunque se in Parlamento vi sarà la maggioranza necessaria, anche perché parte della Commissione della gestione (CdG) delle Camere federali si occupa già del caso.
A chiedere una CPI non sono più solo UDC, PS e Verdi, ma anche esponenti di partiti di centro. È giunto il momento di chiarire "a fondo" come sono avvenuti i fatti, ha affermato oggi il senatore PPD turgoviese Philipp Stähelin in un'intervista al "St. Galler Tagblatt". "Anche tra i radicali ho sentito che ci sono persone che ritengono che sia giunto il momento", ha affermato.
Non è questa però la posizione ufficiale del PPD e del PLR. "Non ci vuole una CPI", ha affermato la portavoce democristiana Marianne Binder. Per lei lo strumento giusto è la commissione della gestione. Una CPI non apporta niente di più, gli ha fatto eco il portavoce radicale Damien Cottier.
Tra gli scettici vi sono anche esponenti democentristi. Un gruppo delle commissioni della gestione delle Camere federali esamina dalla primavera scorsa l'operato del Consiglio federale in relazione alla crisi bancaria e alla consegna di dati di clienti UBS alle autorità americane, ha precisato oggi all'ATS il consigliere nazionale Pierre-François Veillon (UDC/VD).

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SDA-ATS