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Il divario dei redditi in Svizzera è in continua progressione dalla metà degli anni Novanta. Per porvi rimedio l'Unione sindacale svizzera (USS) intende agire soprattutto a tre livelli: ridurre il carico dell'assicurazione malattia e aumentare le prestazioni dell'AVS e i bassi salari.

"La Svizzera negli ultimi 20 anni ha perso la bussola sociale. È tempo di porre fine a queste derive", ha esordito in una conferenza stampa a Berna il presidente dell'USS e consigliere agli Stati Paul Rechsteiner (PS/SG), presentando due rapporti dell'organizzazione sindacale.

Lo scarto tra i redditi disponibili è in costante crescita. Per il capo economista dell'USS Daniel Lampart, una delle ragioni principali, su cui è possibile agire rapidamente, è il peso dei premi di cassa malattia, che gravano in particolare sulle famiglie. Tra il 1997 e il 2013 i salari sono cresciuti in media del 10%, i premi di cassa malattia del 94% e i sussidi per la riduzione dei premi solo del 36%, ha deplorato il sindacalista, presentando lo studio relativo a questa assicurazione obbligatoria.

L'USS combatterà la riforma "Previdenza per la vecchiaia 2020" privilegiando un rafforzamento del primo pilastro, come chiesto dalla sua iniziativa "AVSplus: per un'AVS forte". È il primo pilastro, sostiene la centrale sindacale, a garantire il reddito principale ai pensionati. La riforma del Consiglio federale non ne tiene sufficientemente conto, ha denunciato Doris Bianchi, segretaria dirigente all'USS.

Quanto ai salari, l'USS punta a migliorare soprattutto quelli delle persone che hanno compiuto un apprendistato. Dal 1996 questi stipendi sono cresciuti di meno del 5%, molto al di sotto di tutte le altre classi di salario. È indispensabile valorizzare il sistema di formazione duale (a scuola e in impresa), fiore all'occhiello in Svizzera, ha detto Rechsteiner.

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SDA-ATS